Centrafrica

Martedì scorso nel sud-est della Repubblica Centrafricana è stato attaccato un altro campo per sfollati gestito dalla chiesa cattolica. Si tratta del campo di Ippy, a circa 100 km da Bambari, colpito dagli uomini dell’UPC (Unité pour la Paix en Centrafrique) di Ali Darassa, lo stesso gruppo, composto in prevalenza da appartenenti all’etnia peul/fulani, responsabile del massacro perpetrato il 15 novembre ad Alindao, quando almeno 60 persone, tra le quali due sacerdoti, furono uccise.

A riferirlo è l’agenzia Fides, secondo cui gli sfollati, uomini, donne e bambini che si erano raccolti attorno alla chiesa, sono stati costretti a fuggire nella boscaglia, sotto il fuoco dei combattenti dell’UPC. Al momento non si ha una stima del numero delle vittime. Secondo una fonte locale, tre persone sono state ferite gravemente, tra cui due bambini.

Il presidente del comitato per la pace della città di Ippy, p. Roger Stanislas Djamawa, ha denunciato che i centrafricani sono stati abbandonati al loro destino. E nuovamente la locale missione di peacekeeping dell’Onu (MINUSCA) è stata accusata di immobilismo. «I caschi blu delle Nazioni Unite sono presenti, ma non hanno fatto nulla per impedire agli aggressori di commettere abusi» ha aggiunto la fonte di Fides sul posto.

Accuse già espresse qualche giorno prima dal vescovo di Bossangoa (300 km a nord della capitale Bangui), mons. Nestor Désiré Nongo Aziagbia, che ha riportato fatti molti gravi avvenuti nella sua diocesi nei mesi di ottobre e novembre, in cui sono implicati militari della forza di pace dell’Onu, che avrebbero appoggiato e protetto i miliziani musulmani ex-Seleka che hanno attaccato campi profughi e le strutture della chiesa che li ospitano. (Fides)