Centrafrica

La Repubblica Centrafricana è sotto shock per il massacro compiuto ieri in tre villaggi nella zona nord-occidentale di Paoua, città vicina al confine con il Ciad.
L’ultimo rapporto parla di 34 morti e 5 feriti. Gli attacchi alla popolazione, operati dal gruppo armato 3R di Bi Sidi Souleymane, detto Sidiki Abass – una delle 14 milizie firmatarie degli accordi di pace -, sono di una portata mai raggiunta dopo la firma di questi accordi il 6 febbraio.

Denunciando con forza «tali atti di barbarie», il ministro della Comunicazione e portavoce del governo, Ange-Maxime Kazagui, ha subito chiesto a Sidiki di «arrestare e consegnare gli autori di questi massacri alle autorità entro 72 ore», altrimenti «sarà ritenuto personalmente responsabile di questi atti e chiamato a risponderne». Lo stesso ultimatum, ha aggiunto, «vale per il movimento 3R, per smantellare le sue basi e barriere illegali, altrimenti Minusca (la missione di peacekeeping dell’Onu nel paese, ndr) e il governo prenderanno le misure necessarie».

«Minusca è particolarmente indignata per la natura crudele di questi attacchi che sono stati ideati e coordinati con la volontà di provocare un gran numero di vittime», ha aggiunto il portavoce di Minusca, Ikavi Uwolowulakana, chiarendo che non risparmierà gli sforzi per perseguire i perpetratori, gli sponsor e i complici di ciò che potrebbe costituire un crimine di guerra e contro l’umanità.

Sidiki, ex appartenente alla milizia musulmana seleka, di etnia fulani, era uno dei tre “consiglieri militari speciali” del primo ministro, incaricato della creazione delle unità combinate.

Il timore ora, è quello di rappresaglie che potrebbero riaccendere il conflitto. Rapporti non confermati dalla regione dicono che i gruppi anti-balaka – le milizie che pretendono di proteggere i cristiani e gli animisti dagli attacchi dei gruppi fulani, musulmani – si stanno mobilitando.

Il Centrafrica sta faticosamente cercando di ritornare alla pace dopo oltre cinque anni di conflitto scatenato dal rovesciamento, nel 2013, del presidente Francois Bozizé, cristiano, ad opera dei ribelli seleka. Gruppi armati, che in genere sostengono di difendere un gruppo etnico o religioso, controllano oltre l’80% del territorio, spesso combattendo per l’accesso alla ricchezza mineraria del paese.

Il conflitto ha causato migliaia di morti, per lo più civili, quasi 650mila sfollati e 575mila rifugiati nei paesi vicini. (Radio France International)