Registrazione al voto a Bangui (Credit: minusca.unmissions.org)

Dopo poco più di due anni di transizione in seguito al colpo di stato del 24 marzo 2013, la Repubblica Centrafricana si appresta a tornare al voto dopo che le elezioni presidenziali e legislative del 2015-2016 hanno portato all’elezione del presidente, Faustin Archange Touadera, e di 140 deputati all’Assemblea Nazionale, unica camera del parlamento operativa poiché il Senato, previsto dalla Costituzione del 30 marzo 2016, non è ancora stato istituito.

Una delle novità della nuova Costituzione è la creazione dell’Autorità nazionale delle elezioni (Ane), organo permanente, indipendente e autonomo, competente in materia di consultazioni ed elezioni generali, grazie al quale l’organizzazione del voto non dovrebbe più avere né problemi, né ritardi. In teoria.

In realtà le cose vanno molto diversamente. Perché in vista delle elezioni presidenziali e legislative che si terranno il prossimo 27 dicembre, né il governo, né l’Ane hanno iniziato i preparativi per tempo. Questo atteggiamento attendista, che nessuno sa spiegarsi, sta provocando grosse difficoltà nel processo elettorale, rivestendolo già di un deciso carattere conflittuale.

Ci sono poi altri due fattori che complicano ancora di più il processo elettorale centrafricano: l’insicurezza incalzante in numerose regioni del paese e la pandemia da coronavirus, apparsa nel bel mezzo dei preparativi del voto. C’è anche da dire che il governo finanzia appena il 10% del budget complessivo della macchina elettorale, lasciando tutto il resto alla comunità internazionale.

Un’altra importante difficoltà riguarda la cartografia. Per stare nei tempi, l’Ane l’ha elaborata in fretta e furia, escludendo molte circoscrizioni. C’è anche da dire che il rapporto della cartografia non è mai stato discusso nell’ambito di una consultazione che mettesse insieme tutte le parti interessate al processo elettorale.

Quest’anomalia ha impedito un’adeguata localizzazione dei centri di registrazione degli elettori. Numerosi villaggi non hanno beneficiato di centri di registrazione al voto e i loro abitanti hanno dovuto compiere 10, 20, 30 e fino a 50 Km per iscriversi nella lista elettorale.

Il presidente Faustin Archange Touadera cerca la rielezione

La registrazione degli elettori è avvenuta in modo irregolare: è stata ritardata a causa della pandemia che ha anche posticipato l’arrivo dei tablet – necessari per la registrazione degli aventi diritto al voto – e di tutto il materiale elettorale. Dopo un lungo processo di reclutamento del personale addetto ai tablet, è stata finalmente lanciata la registrazione degli elettori, ma le difficoltà sul terreno hanno ben presto obbligato l’Ane a rimandare più volte i termini di chiusura delle operazioni, a Bangui come in parecchie città e villaggi.

L’insicurezza dovuta all’occupazione di diverse parti del territorio nazionale da parte dei gruppi armati ha impedito di registrare gli elettori in diverse località del paese. Ci sono voluti diversi negoziati con i capi dei gruppi armati affinché la registrazione si potesse svolgere in queste località.

C’è poi un fenomeno inquietante che i centrafricani considerano come una macchia che getta discredito sulle elezioni: la registrazione al voto di mercenari stranieri, tra cui il generale dell’Upc Ali Darassa (nigeriano) e il leader del gruppo armato 3R Sidiki Abass (camerunese), le cui mani sono sudicie di sangue innocente.

Il governo, e soprattutto la comunità internazionale, vogliono che queste elezioni siano trasparenti, credibili, inclusive e consensuali. Tuttavia il consenso tanto sperato sulla gestione del processo elettorale non è mai stato raggiunto.

L’opposizione democratica e diverse organizzazioni della società civile avanzano pesanti critiche al processo elettorale che, a detta loro, non è gestito in maniera adeguata. Sostengono che tutto ciò che si sta facendo sia orientato a facilitare la rielezione dell’attuale presidente, che il processo elettorale non sia inclusivo dal momento che molti villaggi importanti non sono stati presi in considerazione dalla cartografia e che i rifugiati, in totale 300mila persone con diritto di voto, siano stati esclusi.

La sicurezza del processo elettorale non è garantita per la presenza di gruppi armati e di organizzazioni di mercenari in diverse regioni del paese che complicherebbero anche la campagna elettorale di molti candidati, oltre al controllo delle elezioni stesse.

I gruppi armati mantengono il controllo di ampie parti del paese, in particolare al nord

L’opposizione e la società civile indicano come via di uscita a questi problemi l’organizzazione di una consultazione delle forze vive della nazione, per dichiarare da una parte l’impossibilità di indire le elezioni secondo il calendario costituzionale e dall’altra decidere insieme un nuovo calendario che permetterebbe all’Ane di far fronte alle molteplici inadempienze sul campo e organizzare delle elezioni i cui risultati siano accettati da tutti.

Questa strategia prolungherebbe però il mandato del presidente attuale, cosa che richiederebbe un arrangiamento politico e l’istituzione di un governo di unità nazionale per lo svolgimento degli affari dello Stato, in attesa del voto. Il governo non è d’accordo e fa di tutto perché le elezioni si tengano secondo il calendario previsto dalla Costituzione, il 27 dicembre.

Vorremmo ricordare che lo scorso aprile, approfittando dell’outbreak della pandemia da coronavirus, il governo aveva presentato all’Assemblea nazionale un progetto di legge costituzionale con l’obiettivo di modificare alcune disposizioni della Costituzione per prorogare il mandato del presidente e dei deputati, al fine di disporre del tempo necessario per organizzare le elezioni nelle migliori condizioni.

Nel suo giudizio preliminare alla modifica, la Corte Costituzionale aveva respinto il progetto di legge e consigliato al governo di continuare il processo elettorale già in corso. Aveva aggiunto anche che, nel caso in cui la data costituzionale non potesse essere mantenuta, le forze vive della nazione avrebbero potuto procedere ad una consultazione in vista di un’intesa. Sarebbe comunque fuori discussione una transizione politica, che, secondo la Corte, porterebbe ad una destabilizzazione delle istituzioni.

Per evitare uno slittamento del voto il governo, con il sostegno di alcune organizzazioni della comunità internazionale, ha allora compattato le scadenze legali modificando il codice elettorale, aggravando così il rischio di contestazione dei risultati e di alcune fasi del processo, tra cui la pubblicazione della lista elettorale, i margini per la presentazione di un ricorso – ridotti da 10 a 5 giorni -, il taglio delle circoscrizioni elettorali, la pubblicazione e la distribuzione delle schede elettorali.

Secondo le ultime notizie, l’Ane ha annunciato la pubblicazione della lista elettorale per il 10 ottobre. Aspettiamo di vedere come il processo elettorale proseguirà con i numerosi ricorsi già pianificati nei confronti dell’iscrizione dei mercenari stranieri sulla lista elettorale e dell’insicurezza galoppante in molte regioni del paese.

Mentre stiamo per concludere questo articolo, ci è arrivata la notizia di un progetto di ricorso per incostituzionalità che alcuni attori politici stanno per introdurre alla Corte Costituzionale perché invalidi il processo.

Dio soltanto sa come e in quali condizioni si terranno queste elezioni ad alto rischio.