Ciad

Gli attivisti in Ciad chiedono al governo di ripristinare l’accesso ai social media, interrotto un anno fa.
Le restrizioni furono introdotte il 28 marzo 2018, poco dopo la conclusione di una conferenza nazionale che raccomandava modifiche alla costituzione, per consentire al presidente Idriss Deby di rimanere al potere fino al 2033. Da allora le mobilitazioni di attivisti e oppositori sono cresciute, grazie soprattutto alla rete e ai social media.

Con il blocco dell’accesso a Facebook, Twitter e WhatsApp, tra gli altri, il numero di dimostrazioni è diminuito e quelli che hanno continuato a protestare lo hanno fatto con meno partecipanti. Un blogger ciadiano di spicco, Deuh’b Emmanuel, ha dichiarato alla BBC: «Senza Facebook, senza accesso ai social media, è come essere in prigione senza una cella».

La restrizione ha colpito però anche i proprietari di piccole imprese, che si affidano ai social media per pubblicità e rapporti con i clienti.
Tuttavia, il divieto riguarda solo un piccolo numero di persone in Ciad. Solo il 4,9% della popolazione accede infatti regolarmente a internet, secondo i dati raccolti da Internet world statistics.

L’organismo governativo responsabile delle comunicazioni elettroniche e postali (Arcep), ha affermato di aver ricevuto l’ordine dal ministero degli Interni e il portavoce del governo Oumar Yaya Hissein ha detto alla BCC che il divieto era stato imposto per “motivi di sicurezza”. Hissein ha fatto riferimento ai movimenti ribelli ostili al presidente, ancora attivi nel paese.

A febbraio l’esercito francese ha attaccato un convoglio ribelle pesantemente armato proveniente dalla Libia che marciava sulla capitale. Secondo un funzionario della sicurezza, il governo ritiene che i social media possano consentire ai ribelli di reclutare più giovani.

Nel tentativo di ripristinare l’accesso ai social media, un gruppo di avvocati ciadiani ha portato le società di telecomunicazioni in tribunale nell’agosto 2018 ma ha perso il caso. L’istanza d’appello è stata respinta ieri. Il collettivo di avvocati ha affermato che ora cercherà di far revocare il divieto appellandosi alle autorità internazionali. (BBC / Radio France International)