Arrestati presidente e ministri
I militari hanno sciolto tutte le istituzioni, sospeso la costituzione e instaurato una giunta denominata “Supremo Consiglio per la Restaurazione della Democrazia”. Dietro il golpe tre colonnelli, due dei quali coinvolti nel colpo di stato del 1999.

Il presidente nigerino Mamadou Tanja è stato rovesciato ieri da un colpo di stato. Tre colonnelli hanno stabilito ieri sera un organismo di governo che hanno chiamato Supremo Consiglio per la Restaurazione della Democrazia, decretando ieri sera un cessate il fuoco, chiuso tutte le frontiere, sciolto il governo, sospeso la Costituzione. È stato nominato un nuovo presidente: il leader dei golpisti Salou Djibo.

Tandja sarebbe vivo. Insieme al suo aiutante di campo è tenuto prigioniero dai militari nel presidio Tondibia, a circa venti chilometri dalla capitale. Diversi altri ministri, secondo fonti governative, sarebbero a loro volta tenuti dai militari nella sede del Consiglio Superiore della comunicazione, vicino al palazzo presidenziale.

Dietro a questo nuovo colpo di Stato in Niger ci sono tre colonnelli. Il colonnello Djibrilla Hima Hamidou,detto Pelé per la sua passione per il calcio, attualmente al comando della principale zona di difesa di Niamey.

– Tournée atomica
– Colonizzazione nucleare in Niger


Secondo uomo forte del nuovo regime è il colonnello Harouna Adamou. È stato comandante dei famosi “berretti verdi”, la forza che ha condotto la maggior parte delle operazioni, ieri, durante i combattimenti, che per 4 ore hanno tenuto il paese con il fiato sospeso.
Pelé e Adamou avevano già partecipato al precedente colpo di stato nel 1999.
Il terzo uomo è il colonnello Goukoye Abdul Karim, capo dei servizi segreti militari. Fino a ieri portavoce dell’esercito.

Secondo una fonte diplomatica in Francia, al colpo di stato avrebbe preso parte anche la stessa guardia presidenziale. «Sapevamo che parte dell’Esercito non approvava le politiche di Tandja e il colpo di stato anti-costituzionale da lui attuato – ha detto il diplomatico alla France Presse – ma si pensava fosse una minoranza». «Nel paese c’è una tradizione di colpi di stato, ma non abbiamo pensato che sarebbe arrivato così presto», ha aggiunto.

 

(L’intervista a Angelo Turco, professore di geografia all’Università dell’Aquila, è stata estratta dal programma radiofonico Focus, di Michela Trevisan)