Nuovi accordi di libero scambio industriali e agricoli
È iniziata, dallo scorso primo marzo, una nuova era di rapporti economici tra Marocco e Ue. Dopo la liberalizzazione in febbraio degli scambi agricoli, un nuovo accordo commerciale introduce la libera circolazione di prodotti industriali, eliminando i dazi doganali e garantendo, così, una maggior competitività, in Marocco, dei manufatti europei nei confronti di quelli asiatici.

Dal primo marzo, tra Marocco e Unione europea (Ue), è iniziata una nuova era negli scambi commerciali con l’entrata in vigore dell’accordo che favorisce l’esportazione, verso Rabat, dei prodotti industriali in provenienza dall’Ue.

La nuova intesa prevede, infatti, l’eliminazione del dazio doganale (era del 3% sul valore delle importazioni) sulle merci industriali europee importate in Marocco, mantenendo invece il pagamento dell’Iva (20%) e di una tassa parafiscale dello 0,25% sul valore del venduto. La notizia è stata annunciata dalla delegazione dell’Ue nel paese nord africano, che ha precisato che il Marocco, dal canto suo, continuerà, come negli ultimi trentasei anni, a esportare prodotti manufatti nell’Ue senza pagare le tariffe doganali e con la sola presentazione di un certificato di origine.

Il nuovo scenario delle relazioni commerciali favorirà la competitività, in Marocco, dei prodotti europei nei confronti di quelli asiatici. Una competitività che occorreva preservare, visto che l’Europa fornisce il 57% delle importazioni industriali marocchine, tra cui manufatti in plastica, in gomma e in alluminio. Francia e Spagna sono i paesi del vecchio continente che trarranno maggior vantaggio dalle nuove regole del gioco: secondo la Global Trade Information Services, Parigi è il primo partner commerciale di Rabat, esportando prodotti industriali per un valore di 4,2 miliardi di dollari, mentre la Spagna viene in seconda posizione con esportazioni industriali pari a 3,5 miliardi di dollari.

La nuova configurazione del sistema di scambi, in favore all’Ue, segna il completamento di un vecchio accordo firmato 12 anni fa tra le due parti. Tuttavia, non occorre andare molto indietro nel tempo per comprendere in che modo sia stato “ricompensato” il paese nord africano. Lo scorso 16 febbraio, cioè due settimane prima dell’entrata in vigore della liberalizzazione degli scambi di beni industriali, il parlamento di Strasburgo aveva approvato un accordo che introduce la libera circolazione dei prodotti agricoli e da pesca tra Marocco e Ue. Un trattato, questo che, secondo alcune stime, garantirà agli operatori agricoli marocchini maggiore competitività grazie a un immediato risparmio di tasse di circa 33 milioni di euro, a fronte di guadagni fiscali di circa sette milioni di euro nella parte europea.

I due trattati rispecchiano gli interessi globali e reciproci di entrambe le parti, anche se nel lato europeo la liberalizzazione degli scambi agricoli sia stata molto contestata dalle organizzazioni sindacali. Le critiche sono state mosse, in modo particolare, da sindacati agricoli di Francia, Spagna e Italia, che temono che gli operatori europei del settore perdano quote di vendite nel mercato interno, di fronte a prodotti marocchini più competitivi grazie a bassi costi della mano d’opera.

I rapporti tra Ue e Marocco si erano deteriorati a metà dicembre scorso, quando lo stesso parlamento di Strasburgo aveva rifiutato di firmare il rinnovo di un accordo di pesca che prevedeva il versamento al Marocco di 36 milioni di euro all’anno per garantire ai pescherecci europei l’uso delle acque marocchine.

Il no dei parlamentari europei si basava sopratutto su considerazioni politiche, circa il fatto che del denaro versato non beneficiava il popolo Saharawi, il cui territorio, sotto occupazione di Rabat dal 1975, rientrava nelle aree marittime date in concessione all’Ue. Con la liberalizzazione degli scambi commerciali tra Rabat e Bruxelles, gli interessi dei popoli saharawi potrebbero essere stati usati come moneta di scambio.