Coppa d’Africa, 67 anni di grandi emozioni - Nigrizia
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Una carrellata storica su alcuni dei momenti più iconici del torneo continentale
Coppa d’Africa, 67 anni di grandi emozioni
Alla vigilia dell’avvio della CAN 2024, in Costa d’Avorio dal 13 gennaio al 11 febbraio, ripercorriamo le memorabili imprese di alcune delle nazionali che hanno fatto grande il calcio africano in oltre mezzo secolo di gare
05 Gennaio 2024
Articolo di Vincenzo Lacerenza
Tempo di lettura 7 minuti
Gli egiziani sollevano per la terza volta consecutiva la Coppa d'Africa nel 2010 dopo l'1-0 definitivo sul Ghana

Dal 1957 ad oggi sul palcoscenico della Coppa d’Africa si sono esibite 44 delle 54 nazionali del continente, ma solo alcune di loro, in alcune versioni particolarmente scintillanti, sono riuscite nell’impresa di diventare immortali, rimanendo scolpite nell’immaginario popolare.

Indimenticabili non solo per le vittorie, magari prolungate nel tempo, ma anche per lo stile, il glamour e la mistica con cui le hanno ottenute. Abbiamo provato a fare una selezione di quelle più iconiche e significative, tra quelle che si sono succedute sul trono del continente lungo i quasi 70 anni del torneo, consapevoli che altre altrettanto meritevoli sono giocoforza rimaste fuori.

Ghana 1963-65

Senza il suo migliore giocatore, quel Baba Yara rimasto paralizzato dopo un grave incidente stradale, il Ghana si presenta alla Coppa d’Africa casalinga del 1963 con una rosa quasi interamente composta dai giocatori del Real Republicans.

Dei diciotto protagonisti del trionfo del Ghana alla Coppa d’Africa casalinga del ’63, la prima a cui partecipa la nazionale dell’ex Costa d’Oro, la metà indossa settimanalmente la maglia della squadra di Stato allestita su ordine di Kwame Nkrumah, il padre dell’indipendenza ghanese.

Superato il girone con qualche affanno, dopo aver steccato all’esordio con la Tunisia (1-1) e aver asfaltato l’Etiopia (2-0), nella finalissima di Accra, le Black Stars si trovano di fronte il Sudan, vincitore del gruppo con Nigeria e Repubblica Araba Unita, l’odierno Egitto, del capocannoniere (6 gol) e miglior giocatore del torneo Hassan El-Shazly.

In una partita dai contorni epici, ricordata come una delle più entusiasmanti della storia della Coppa d’Africa, il Ghana si impone per 3-0, con doppietta di Acquah e rigore lasciato trasformare dallo stesso Edward al capitano Aggrey-Fynn, regalando alla nazione una gioia seconda solo a quella provata per l’indipendenza: «I ghanesi hanno festeggiato come se il Ghana avesse raggiunto l’indipendenza un’altra volta», hanno ricordato alcuni dei protagonisti.

Due anni più tardi, con una squadra rinnovata dagli innesti di gente come Frank Odoi e il funambolico Osei Kofi, il “The Wizard Dribbler” che aveva messo in soggezione addirittura il Real Madrid di Di Stéfano in una storica amichevole giocata ad Accra, il Ghana concede il bis, battendo 3-2 la Tunisia in finale.

Camerun 2000-2002

La sera del 23 giugno 1998, dopo l’eliminazione del Camerun dal Mondiale arrivata anche a causa di alcune sviste arbitrali, Claude Le Roy, il ct francese dei Leoni Indomabili, dichiara: «Siamo una squadra giovane. Il futuro è nostro. Sono convinto che saremo campioni d’Africa molto presto». La profezia del decano degli “stregoni bianchi” diventerà realtà due anni più tardi in Ghana e Nigeria, ma ad avverarla sarà un altro allenatore francese, Pierre Lechantre.  

Trascinato da un veterano come Patrick Mboma, protagonista in serie A con le maglie di Parma e Cagliari, e con un giovanissimo Samuel Eto’o in rampa di lancio, il Camerun arriva piuttosto agevolmente in finale, lasciandosi dietro nel cammino Ghana, Costa d’Avorio, Togo, Algeria e Tunisia.

In finale l’avversario è l’esperta Nigeria di Jo Bonfrère, sul viale del tramonto dopo lo straordinario Mondiale del 1994 e l’oro olimpico conquistato ad Atlanta nel 1996.

Dopo un pirotecnico 2-2 nei tempi regolamentari, con reti di Mboma ed Eto’o, si va ai calci di rigore. Il rigore decisivo lo segna Rigobert Song, il primatista di presenze della storia dei Leoni Indomabili nonché attuale commissario tecnico, che regala la Coppa d’Africa al Camerun dopo 12 anni.

Due anni più tardi, vestito con l’iconica divisa smanicata prodotta dalla Puma, i Leoni Indomabili si ripetono, dominando il torneo in maniera ancora più incontrastata: archiviato il girone a punteggio pieno, il Camerun vola in finale ottenendo i prestigiosi scalpi dell’Egitto e dei padroni di casa del Mali, regolati con un perentorio 3-0,  con un gol – tra gli altri – del compianto  Marc-Vivien Foé.

L’ultimo atto, con il Senegal di Aliou Cissé, si traduce in una partita abbastanza bloccata. Si va ancora una volta ai calci di rigore. Song stavolta sbaglia, ma il successivo errore di Aliou Cissé porta nuovamente la Coppa a Yaoundé.  

Egitto 2006-2008-2010

La Coppa d’Africa, tra il 2006 e il 2010, ha avuto un solo padrone: l’Egitto. Nel 2006 i Faraoni ospitano il torneo e si presentano con una rosa quasi interamente composta da giocatori del campionato locale, tranne le stelle Mido (Tottenham) e Ahmed Hassan (Besiktas), più il difensore El-Saqqa (Konyaspor).

Mido sarà l’assoluto protagonista del torneo, nel bene e nel male. L’attaccante dall’anima naif passato anche per la Serie A, acquistato nel 2004 dalla Roma, insieme ai fratelli Hassan guida l’Egitto dalla gara d’esordio con la Libia sino alla semifinale con il Senegal.

Poi, per via di una sostituzione non gradita, litiga in mondovisione con Hassan Shehata, l’allenatore, venendo sospeso per sei mesi dalla federazione.

Al suo posto entra Amr Zaki, che due anni più tardi si accaserà in Inghilterra, al Wigan, e fa benissimo: prima timbra il gol decisivo che catapulta i Faraoni in finale; poi, nell’ultimo atto, con la Costa d’Avorio di Drogba, segna il quarto rigore della lotteria che incorona l’Egitto, grazie anche ai miracoli di un giovane Essam El-Hadary. 

Due anni più tardi, ancora senza Mido, stavolta per infortunio, inizia a brillare la stella di Mohamed Aboutrika. È proprio la leggenda dell’Al-Ahly, considerato dal Times il più forte giocatore di tutti i tempi a non aver giocato in Europa o Sudamerica, a realizzare il gol decisivo nella finalissima con il Camerun di Samuel Eto’o e regalare il bis ai Faraoni. 

L’abbuffata di titoli, però, non è ancora finita. Nel 2010, in Angola, arriva pure il tris. I Faraoni devono ancora smaltire la delusione per la mancata qualificazione al Mondiale sudafricano, sfumata nell’incandescente spareggio con l’Algeria, ma lo fanno nel miglior modo possibile.

Dopo aver battuto, nelle edizioni precedenti, due pesi massimi del continente come la Costa d’Avorio di Drogba e il Camerun di Samuel Eto’o, stavolta è il turno del Ghana di Michael Essien, sconfitto grazie ad un acuto di Gedo. È il terzo trionfo consecutivo per l’Egitto. Un record storico rimasto ancora ineguagliato.    

Costa d’Avorio 2015

Al varco, come è sempre stato negli ultimi anni, tutti attendono la Costa d’Avorio. Gli Elefanti devono scrollarsi di dosso il complesso dell’eterno secondo, capitalizzando con un trofeo una generazione di talento probabilmente irripetibile.

E la Coppa d’Africa 2015, anche se Didier Drogba aveva lasciato la nazionale qualche mese prima dopo il Mondiale brasiliano, sembra l’ultima occasione per portare a termine una missione quasi divina, dare una logica al corso della storia e riportare il titolo ad Abidjan 23 anni dopo il trionfo nella finale con il Ghana.

Per gli Elefanti è come andare all-in: sentono di non avere alcun margine di errore. Alla Costa d’Avorio, specie dopo l’addio di Drogba, serve una guida carismatica, un santone, uno specialista in miracoli.

C’è solo una persona, in Africa, in grado di gestire una pressione del genere e dare forma al grande sogno ivoriano: il francese Hervé Renard, condottiero della memorabile cavalcata dello Zambia nel 2012.

Dopo aver faticato nel girone iniziale, la Costa d’Avorio arriva per l’ennesima volta in finale. La terza del nuovo millennio, di nuovo contro il Ghana, come in quella trionfale del 1992. La finale non si sblocca e si va ai rigori.

L’inizio, però, è da incubo. Quando Bony e Tallo sbagliano i primi due della serie, vedendo al contrario i ghanesi andare in rete con una facilità disarmante, gli ivoriani si convincono probabilmente di essere vittime di una maledizione.

Qualcuno, allora, comincia a credere agli effetti nefasti dell’anatema lanciato nel 1992 da un manipolo di stregoni del villaggio di Akradjo. La maledizione, secondo questa versione, sarebbe nata da una ripicca: gli sciamani erano stati ingaggiati per favorire con i loro poteri il trionfo della Costa d’Avorio, ma poi la Federazione si era rimangiata la parola e non li aveva compensati come pattuito.

Stavolta, però, tutto va per il meglio e l’eroe è un personaggio insospettabile. A regalare alla Costa d’Avorio, il Santo Graal tanto inseguito dalla generazione dorata degli Elefanti cresciuta da Jean Marc Guillou non sono i vari Drogba, Yaya Touré o Gervinho, ma Boubacar Barry, di professione portiere.

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