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Dal 9 gennaio al 6 febbraio
Coppa d’Africa, parte domenica tra paure e polemiche
Dopo i conflitti con i club europei e arabi che non volevano lasciar andare i calciatori, ora si teme il Covid-19 e possibili attentati in un paese come il Camerun alle prese con le minacce dei gruppi separatisti e dei Boko Haram
07 Gennaio 2022
Articolo di Alex Čizmić
Tempo di lettura 4 minuti
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L’avvicinamento alla 33ª edizione della Coppa d’Africa, che prenderà il via il 9 gennaio in Camerun, è stato caratterizzato da feroci conflitti tra club europei e federazioni nazionali. A metà dicembre parte della stampa europea, facendo il gioco dei club restii a liberarsi dei propri calciatori africani, aveva riportato la notizia di un probabile rinvio del torneo a causa della diffusione incontrollata della variante Omicron.

L’immediata smentita della Confederazione africana di calcio (Caf) non ha posto fine al contenzioso. L’Associazione europea dei club (Eca) ha continuato, infatti, a esercitare pressioni sulla Fifa finché non ha ottenuto la possibilità di rilasciare i calciatori convocati a partire dal 3 gennaio, vale a dire a soli sei giorni dal fischio d’inizio della competizione.

Questa imposizione, mascherata da accordo, è stata diplomaticamente ben accolta dalla Caf, ma ha inevitabilmente mandato in fumo i piani di preparazione di numerose nazionali e costretto le stesse, prive di gran parte della rosa, a cancellare ben 15 amichevoli.

Il contenzioso con le società

In alcuni casi, il contenzioso per il rilascio dei calciatori è ancora in corso. Il Watford, che aveva già respinto la convocazione del nigeriano Emmanuel Dennis, ha provato sino all’ultimo a trattenere anche l’esterno d’attacco senegalese Ismaïla Sarr, adducendo come motivazione un infortunio che lo renderebbe indisponibile per la durata della Coppa d’Africa. Al contrario di quella nigeriana, la Federcalcio senegalese non si è fatta intimorire e ha obbligato Sarr a raggiungere il ritiro per poter essere valutato dai medici della nazionale.

Ma, a quanto pare, non sono solo i club europei a mettere i bastoni tra le ruote ai calciatori africani. il club saudita dell’Al Shabab ha impedito a Odion Ighalo, nigeriano anche lui, di partire per il Camerun perché la convocazione, come per Dennis, sarebbe stata inviata oltre il tempo consentito.

Nuova variante

Un altro fattore che sta scombinando i piani delle nazionali è, ovviamente, la pandemia da Covid-19. L’ennesima nuova variante, denominata Ihu, sembrerebbe essere stata individuata per la prima volta in un viaggiatore che tornava in Francia dal Camerun.  Ma a preoccupare sono, principalmente, i casi importati dai calciatori arrivati dall’Europa. Nessuna nazionale è stata risparmiata. Nonostante l’allargamento delle rose a 28 calciatori, alcune selezioni stanno già studiando mosse per supplire a importanti defezioni dell’ultimo minuto.

Una su tutte quella dell’attaccante dell’Arsenal Pierre-Emerick Aubameyang che, dopo aver guidato la protesta dei calciatori del Gabon per chiedere premi più ingenti alla federazione, è risultato positivo al Covid all’arrivo in Camerun e salterà l’esordio dei suoi.

Sebbene le maggiori stelle del calcio africano – al netto dei casi sopracitati – siano pronte a scendere in campo, va detto che la Coppa d’Africa rappresenta anche una vetrina per molti calciatori che militano nelle divisioni minori dei paesi europei. Sei di loro sono addirittura sparsi nella quinte divisioni di Inghilterra, Spagna, Svizzera e Francia.

Il totale dei calciatori basati in Europa ammonta a 407, il che equivale al 61,9% dei convocati. Provengono da 38 paesi differenti. Tra questi c’è naturalmente anche l’Italia, da cui sono partiti in 24. A loro si sarebbe potuto aggiungere il 18enne Felix Afena-Gyan, ma l’attaccante della Roma ha preferito rimanere in Italia e rifiutare la convocazione del Ghana. La sua presenza non avrebbe certamente cambiato le sorti dell’ultima amichevole di preparazione delle Black Stars, che sono state sconfitte sonoramente per 3-0 dall’Algeria.

Algeria candidata alla vittoria

Se consideriamo la Coppa Araba vinta a dicembre, la formazione nordafricana è imbattuta da 40 partite ufficiali e si candida prepotentemente alla vittoria per bissare il successo del 2019. Sono tre le nazionali che sono state in grado di vincere due o più Coppe d’Africa consecutive: il Ghana (1963 e 1965), il Camerun (2000 e 2002) e l’Egitto (1957 e 1959 e poi ancora 2006, 2008 e 2010). Leggermente indietro nelle gerarchie dell’edizione 2021 troviamo Senegal, Marocco, i padroni di casa del Camerun e via via tutte le altre nazionali più blasonate come Nigeria, Tunisia e le già citate Ghana ed Egitto.

Sono invece al debutto le Comore e il Gambia. Quest’ultimo fa parte del gruppo F che si disputerà a Limbe, l’unica città ospitante situata nelle regioni anglofone dell’ovest, in cui il conflitto con il governo centrale si è nuovamente intensificato dal 2017. Le minacce di alcuni gruppi separatisti indirizzate alle nazionali che alloggeranno nella regione sono fonte di preoccupazione nonostante le rassicurazioni delle autorità locali.

L’augurio dei camerunesi, che attendevano questa competizione da cinquant’anni, è che a partire da domenica i conflitti e le tensioni di queste settimane lascino spazio allo spettacolo degli stadi, la cui capienza è stata ridotta per ragioni sanitarie. La Coppa d’Africa ha bisogno che l’interesse prodotto ultimamente al di fuori dei confini continentali si limiti al calcio giocato.

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