Sudafrica / Ambiente
Per salvare gli animali dal bracconaggio e frenare il traffico illegale, vende legalmente 264 corni di rinoceronti del proprio allevamento. È la ricetta dell’imprenditore sudafricano John Hume. Contrarie le organizzazioni ambientaliste.

John Hume, proprietario terriero sudafricano e maggior allevatore di rinoceronti al mondo, ha combattuto una dura battaglia legale per riuscire nel suo intento: vendere legalmente corni dei suoi animali con l’obiettivo di ostacolare il commercio illegale e il bracconaggio. Due giorni fa ha ottenuto ciò che voleva, mettendo all’asta su internet 264 corni in suo possesso tramite la casa d’aste Van’s Auctioneers di Pretoria. Il lotto, quasi 500 kg, è stato battuto fino a oggi senza prezzo di partenza e potrebbe fruttare migliaia di dollari a Hume, il quale prevede una seconda asta, questa volta dal vivo, il mese prossimo.

Nella tenuta di Klerksdorp a circa 170 km da Johannesburg, Hume alleva da anni questi mammiferi che oramai hanno raggiunto una popolazione di 1500 esemplari. Da anni la sua équipe di veterinari seda gli animali e asporta chirurgicamente il corno senza recare danni né traumi. L’operazione avviene ogni 20 mesi, il corno è di cheratina – la stessa proteina filamentosa di cui sono fatte le nostre unghie e i nostri capelli – e dunque ricresce se gli viene dato il tempo necessario.

Caccia di frodo
Il rinoceronte è a rischio estinzione a causa dell’escalation del bracconaggio che alimenta il traffico di corni. La popolazione mondiale è crollata del 97,7% dalla fine degli anni ’60 e attualmente ne restano 29.500 esemplari (rinoceronti bianchi) di cui il 70% vive in Sudafrica. Lo scorso anno i cacciatori di frodo ne hanno ucciso almeno 1050 esemplari, mentre quest’anno sono state registrate 17 uccisioni.

Lo sbocco principale del mercato illegale è l’Asia (Cina e Vietnam in particolare). Ridotto in polvere, il corno viene utilizzato come ingrediente di “miracolose” cure (senza alcun fondamento medico-scientifico) per il cancro, l’impotenza, l’influenza o semplicemente i postumi di una sbornia. Il guadagno per la filiera del traffico illegale internazionale muove milioni di dollari, basti pensare che nel mercato nero sudafricano un corno di rinoceronte bianco può valere fino a 6.500 dollari al kg, mentre in quelli asiatici il valore all’ingrosso può essere dieci volte più alto.

L’occasione
Dal 2009 in Sudafrica è in vigore una moratoria sulla compravendita di corni di rinoceronte, ma due anni fa Hume, insieme a un altro allevatore, ha presentato un ricorso per revocarla. Lo scorso aprile, una sentenza ha reso di nuovo possibile il commercio interno a patto che chiunque voglia vendere o comprare corni richieda una licenza al ministero dell’ambiente. Domenica scorsa, Hume ha ottenuto a sorpresa un permesso in Corte di appello: ufficialmente per «raccogliere fondi per finanziare la protezione e l’allevamento dei rinoceronti».

Hume è convinto che una vendita controllata e legale possa saturare il mercato, abbassando prezzo e domanda e ostacolando così bracconaggio e traffico illegale. Il ricco sudafricano ha investito molto nel progetto spendendo circa 170mila dollari all’anno per il servizio di sicurezza, cui vanno aggiunti i costi per nutrire, curare i rinoceronti e asportare i corni. Hume conta di ricavarne tra i 10 ai 15mila dollari al kg.

Critiche e sospetti
Le attività e i progetti di Hume hanno fatto nascere un acceso dibattito. Associazioni e ong ambientaliste si dicono contrarie, perché convinte che l’asta legale non farà che incoraggiare il bracconaggio in quanto il Sudafrica non avrebbe i mezzi necessari per esercitare i dovuti controlli per evitare che corni ottenuti tramite caccia illegale finiscano nel mercato legalizzato. Accuse smentite dal ministero dell’ambiente che indica i criteri di controllo: marchiatura degli animali, concessione delle licenze, registro nazionale dei rinoceronti e obbligo di sottoporre ciascun corno ad analisi genetica.

Esiste poi un ulteriore aspetto da sottolineare: la concessione fatta a Hume riguarda il commercio nel mercato interno mentre sull’export resta in vigore il divieto stabilito dalla Convenzione sul commercio internazionale delle specie minacciate di estinzione (Cites) nel 1977. Per il Wwf e il Fund for Animal Welfare (Ifaw), il mercato nazionale è praticamente assente ed è dunque probabile che quanto venduto lasci illegalmente il Sudafrica.

Nonostante ciò, Hume va avanti ribadendo i suoi propositi. Oggi l’asta si chiuderà facendogli guadagnare molto denaro, sarà il tempo a confermare o smentire se a guadagnarci saranno anche i rinoceronti.

Sudafrica. Un rinoceronte nel ranch di John Hume a Klerksdorp. (South Africa conservation wildlife)