Il presidente ivoriano Alassane Ouattara con l'arcivescovo di Korhogo, Ignace Bessi Dogbo (Credit: DR)

Lo scorso 14 dicembre, Alassane Ouattara è stato investito ufficialmente del terzo mandato presidenziale, alla presenza di 13 capi di stato africani, del ministro degli esteri francese Jean-Yves Le Drian e dell’ex presidente francese Nicolas Sarkozy, amico di Ouattara. Alle elezioni presidenziali del 31 ottobre, Ouattara ha ottenuto il 94% dei voti, dopo essersi presentato per un terzo mandato consecutivo (era stato eletto nel 2010 e nel 2015) in spregio alla Costituzione.

All’investitura era presente in nunzio apostolico, mons. Paolo Borgia Doyen, ma non i vescovi cattolici. Secondo padre Basile Diane della parrocchia di Mossou, diocesi di Drand-Bassam «con la loro assenza i vescovi hanno voluto ricordare che nel paese c’è un profondo malessere politico e sociale, e che la decadenza, la menzogna e la dittatura non devono essere in alcun modo avallate. Non si deve abdicare di fronte ai brogli elettorali e alla violazione flagrante della Costituzione».

In passato è stato rimproverato alla Chiesa di non aver denunciato apertamente le ingiustizie e le responsabilità della classe politica. Ma va detto che da un decennio a questa parte la Chiesa si è fatta sentire. Il 19 gennaio 2020, in occasione della 114ª Assemblea plenaria, i vescovi in un messaggio si sono soffermati sulle condizioni per arrivare a elezioni «trasparenti, giuste e aperte, in vista della riconciliazione e della pace».

Secondo i presuli, per consolidare lo stato di diritto «è necessario il rispetto della Costituzione affinché nessuno possa manipolare le persone, i testi e le istituzioni implicate nel processo elettorale». I vescovi hanno anche ribadito che la Commissione elettorale indipendente deve essere un arbitro neutro.

Dopo la morte improvvisa, l’8 luglio 2020, di Amadou Gon Coulibaly – ex primo ministro, delfino di Ouattara e designato a succedergli alla presidenza – Alassane Ouattara ha fatto marcia indietro e si è candidato per il terzo mandato.

E il 31 agosto il cardinale di Abidjan, Jean Pierre Kutwa, si è rivolto direttamente al presidente: «Mi rivolgo con rispetto al presidente della repubblica, ma ha mio umile avviso la sua candidatura non è necessaria. Il suo dovere di garante della Costituzione e dell’unità nazionale chiede un coraggioso coinvolgimento per riportare la pace nel paese e organizzare le elezioni in un ambiente pacificato».

Anche dopo il voto del 31 ottobre, in un clima di contestazione e di violenze, i vescovi sono intervenuti, chiamando alla concordia nazionale e alla promozione del bene comune.

Prove di dialogo 

Nel suo discorso di investitura, Alassane Ouattara ha fatto intravedere qualche apertura. Si dovrebbe aprire un dialogo sulla Commissione elettorale, giudicata da molti troppo legata al potere: e dovrebbe essere nominato un ministro della riconciliazione e potrebbe essere Kouadio Konan Bertin, già candidato alle presidenziali per l’opposizione. Pare quindi che sia iniziato un dialogo tra governo e opposizione anche in vista delle legislative fissate per il 6 marzo prossimo.

La comunità nazionale spera così che si sia imboccata la strada di una riconciliazione che porti alla liberazione dei prigionieri politici, al ritorno dall’esilio di esponenti politici e alla revisione della Commissione elettorale. Un programma vasto che richiede, come ha ricordato il cardinale Jean Pierre Kutwa nel suo messaggio del 29 dicembre, «un grande senso di responsabilità da parte di tutti, se vogliamo ricostruire il nostro paese».