Costa d’Avorio: il terrorismo jihadista mira al Golfo di Guinea - Nigrizia
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Dal Sahel verso sud per allentare la morsa
Costa d’Avorio: il terrorismo jihadista mira al Golfo di Guinea
Da un anno si moltiplicano gli attentati nel nord del paese e al confine con il Burkina Faso. La strategia dei terroristi è di aprire nuovi fronti. In particolare nell'Africa occidentale. L’intelligence francese già l’anno scorso aveva lanciato l’allarme
26 Agosto 2021
Articolo di Marco Cochi
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La sanguinosa insurrezione jihadista che ha destabilizzato il Sahel si sta estendendo a sud, verso i paesi del Golfo di Guinea. L’esempio più evidente è la Costa d’Avorio, dove da circa un anno si moltiplicano gli attentati terroristici.

L’ultimo risale allo scorso 13 giugno, quando nella regione di Tèhini, nel nord-est del paese, vicino al confine con il Burkina Faso, gli estremisti islamici hanno provocato l’esplosione di veicolo militare uccidendo due soldati e un gendarme.

L’attacco, il quarto quest’anno, arriva due giorni dopo l’inaugurazione dell’Accademia internazionale per la lotta al terrorismo, a Jacqueville, vicino ad Abidjan, istituita per supportare la lotta contro i jihadisti che stanno intensificando gli attacchi nel vicino Sahel. Cinque giorni prima, nella cittadina di Tougbo, nel distretto di Bouna, sempre a pochi chilometri dal confine burkinabè, un altro attentato aveva provocato la morte di un altro soldato ivoriano.

L’elenco degli attentati

Il primo attacco jihadista di quest’anno era stato sferrato tra il 28 e il 29 marzo, quando i militanti islamisti hanno ucciso tre membri delle forze di sicurezza ivoriane in un duplice attentato contro postazioni militari nella regione settentrionale della Costa d’Avorio, al confine con il Burkina Faso. Nel corso dell’offensiva sono stati uccisi tre terroristi e quattro sono stati arrestati.

Il primo dei due attacchi è avvenuto nella città di Kafolo, dove circa 60 terroristi pesantemente armati, hanno attaccato un avamposto militare uccidendo 2 soldati e ferendo 4 membri delle forze di sicurezza. Mentre il secondo raid ha avuto luogo in un altro campo militare nella vicina Tehini, dove un ufficiale di stanza è rimasto ucciso mentre i miliziani si davano alla fuga.

L’avamposto di Kafolo era già stato colpito l’11 giugno dello scorso anno, in un attacco che aveva provocato la morte di 14 soldati e il ferimento di altri sei. Dopo l’episodio, peraltro mai rivendicato, le autorità ivoriane hanno arrestato decine di jihadisti e creato una zona militare speciale, nel nord del paese, al confine con il Burkina Faso. Gli inquirenti hanno attribuito il sanguinoso attacco a militanti legati al Fronte di liberazione del Macina, affiliato al Gruppo di sostegno all’islam e ai musulmani (Gsim), la rete di al-Qaida nel Sahel.

Un mese prima, l’11 maggio, Yamoussoukro e Ouagadougou avevano deciso di lanciare un’operazione congiunta denominata “Comoé”, dal nome di un fiume che attraversa i due paesi. La missione era stata avviata per debellare la presenza di jihadisti nel nord dell’omonimo parco nazionale e ha visto la partecipazione di circa mille soldati ivoriani. 

Un altro attacco si è verificato lo scorso 12 aprile, quando un veicolo della gendarmeria che viaggiava sempre nei pressi di Kafolo è stato colpito da un ordigno esplosivo improvvisato (IED), che fortunatamente non ha provocato vittime. È stato il primo attentato con l’impiego di uno IED sul suolo ivoriano.

Gli avvertimenti

Questa serie di violenze segue gli avvertimenti degli esperti di sicurezza, secondo cui i gruppi estremisti di matrice islamica stanno tentando di aprire un nuovo fronte nel nord della Costa d’Avorio e del Benin per espandere il loro raggio d’azione verso il Golfo di Guinea.

All’inizio dello scorso febbraio, Bernard Emié, direttore della Direzione generale per la sicurezza esterna (Dgse), la principale agenzia di intelligence francese, ha affermato che «i due paesi sono diventati obiettivo degli estremisti islamici per allentare la morsa nel Sahel ed estendere a sud il loro raggio d’azione».

Il primo attentato

La Costa d’Avorio ha subito il primo attentato terroristico il 13 marzo 2016, quando un commando di uomini armati attaccò il resort di Grand-Bassam, nel sudest del paese, provocando 19 vittime. Secondo le indagini condotte dalle autorità locali, la maggior parte dei 40 terroristi arrestati nelle settimane dopo l’azione rivendicata da al-Qaida nel Maghreb islamico, proveniva dal Mali e dalla Mauritania. Nello specifico, la mente dell’attentato fu il maliano Kounta Dallah, tuttora latitante, e il governo di Yamoussoukro dichiarò che l’attacco era stato architettato e compiuto unicamente da militanti esterni alla Costa d’Avorio.

Le autorità ivoriane dovrebbero però evitare l’errore di considerare la minaccia solo dal punto di vista del contagio esterno poiché l’estremismo violento, di solito, deriva da una combinazione di fattori esterni e dinamiche interne che alimentano l’insicurezza.

La presenza sul territorio

Secondo il governo, gli ultimi attacchi sarebbero compiuti da individui del Burkina Faso che operano nella porosa zona di confine con i due paesi. Tuttavia, incidenti registrati a decine di chilometri dal confine suggeriscono la presenza sul territorio ivoriano di individui legati a gruppi estremisti.

Negli ultimi sei anni, le autorità ivoriane hanno adottato diverse misure per contrastare la minaccia terroristica, come il rafforzamento della presenza militare nel nord del paese, dopo il primo attacco a Kafolo nel giugno 2020. Poi, lo scorso aprile la lotta al “terrorismo transfrontaliero” è stata definita una delle priorità del governo. Adesso resta da vedere come tutto questo si tradurrà nella pratica.

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