Costa d'Avorio / Tratta

Nonostante la riduzione del numero totale di migranti ivoriani che arrivano via mare in Italia, è sempre più alta la percentuale di donne e ragazze, con un aumento dall’8% nel 2015, al 46% nel 2019.

I dati sono stati evidenziati dall’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM), in occasione della Giornata europea contro la tratta di esseri umani.

Laurence Hart, direttore dell’ufficio di coordinamento per il Mediterraneo, ha evidenziato che le donne sono spesso destinate a vite di schiavitù e prostituzione. Molte vengono adescate nel loro paese con la promessa di un lavoro ma già dal loro arrivo in Tunisia o Libia diventano vittime della servitù domestica, soggette ad abusi, maltrattamenti e violenze. Questa esperienza è di solito seguita da una seconda fase di ulteriore sfruttamento in Europa, organizzata da trafficanti che si offrono di aiutare le ragazze facendogli attraversare il Mediterraneo, con l’intento di sfruttarle al loro arrivo in Italia o in altri paesi di l’Unione Europea.

«Dietro i numeri, ci sono molte storie tragiche, di cui spesso sappiamo troppo poco. Impossibile non pensare alle ragazze ivoriane che sono morte lo scorso 7 ottobre durante il naufragio che ha avuto luogo al largo della costa di Lampedusa» ha detto Hart, «occorre fare di più per proteggere questi gruppi vulnerabili, che non solo subiscono una lunga serie di abusi e violazioni dei diritti umani, ma che si trovano poi costretti a rischiare di morire in mare». (News24)