Arrivo dei primi vaccini del programma Covax in Ghana (afro.who.int)

Tutti in fila per il vaccino. Cittadini ed espatriati. Accade in Ghana, primo paese africano ad aver ricevuto – il 24 febbraio scorso – i vaccini del programma Covax. Quando il presidente Nana Akufo-Addo, con i responsabili del programma e delle organizzazioni delle Nazioni Unite, ha annunciato l’arrivo delle 600mila dosi iniziali, non ha detto “prima i ghaneani”.

La sua prima azione è stata invece farsi inoculare il vaccino, insieme con la moglie Rebecca, e farsi riprendere dalle telecamere. A beneficio della comunicazione istituzionale (che il suo staff sa trattare molto bene) ma anche – bisogna dirlo – per lanciare un messaggio: “assumere il vaccino non altererà il vostro dna, non inserirà un microchip nel vostro corpo per controllarvi, né produrrà infertilità”.

Essì, perché, pur non esistendo in Ghana un movimento no-vax, molti cittadini abbracciano teorie cospiratrici, tra queste credere che il vaccino inviato nel paese abbia addirittura lo scopo di “cancellare la razza africana” (sono parole di Akufo-Addo).

Ma torniamo alle file per l’inoculazione del vaccino. La campagna di vaccinazione è stata divisa in quattro fasi. La prima è iniziata il 2 marzo e si è conclusa l’8 marzo, per lasciare spazio – senza soluzione di continuità – alle successive. Lavoratori nel settore della sanità, personale di sicurezza, insegnanti con più di 50 anni, persone sopra i 60 e membri dell’apparato legislativo, esecutivo e giudiziario che lavorino “in prima linea”: queste le categorie previste per la prima tranche di vaccinazioni.

Quello che è accaduto, però, è che fin dal primo giorno cittadini di altra nazionalità si siano recati nei vari ospedali, ricevendo la dose di vaccino. Molti sono espatriati con residenza temporanea o fissa nel paese, molti (come nel caso degli italiani) sono iscritti ai registri speciali dell’Aire (Anagrafe italiani residenti all’estero) ma molti non avevano i requisiti per fare il vaccino – almeno non in questa prima tranche. Ad alcuni sono stati chiesti i documenti – la ID locale – ad altri invece no e non ci si è nemmeno assicurati dell’appartenenza alle fasce previste.

Un grande passaggio di informazioni sono stati i social, attraverso cui gli expat si sono scambiati notizie utili per l’accesso ai centri di vaccinazione, soprattutto quelli della capitale, Accra. La domanda è: saranno sufficienti le dosi? Nel frattempo, il 5 marzo, ne è stato inviato un nuovo stock di 50mila. Si tratta – ricordiamo – del vaccino Oxford/AstraZeneca, realizzato dal Serum Institute in India.

«Ѐ una goccia nell’Oceano» ha dichiarato Samuel Zan Akologo, segretario esecutivo della Caritas in Ghana in un’intervista a Vatican News. Il target della campagna vaccinazioni, previsto ed approvato da Akufo-Addo in linea con le guide del servizio sanitario nazionale, prevede di arrivare a coprire 20 milioni di persone sui 30 milioni di abitanti che conta il paese.

Considerato che l’AstraZeneca prevede il richiamo (tra le 3 e le 8 settimane), saranno necessarie 40 milioni di dosi. A detta del capo dello stato la campagna di vaccinazione dovrebbe concludersi entro ottobre 2021 o al massimo entro la fine dell’anno. Ma le 40 milioni di dosi occorrenti per la popolazione ghaneana sembrerebbero non comprendere la copertura per gli espatriati.

Cosa accadrà, dunque, tra qualche mese, nessuno può dirlo. Va sottolineato, in ogni caso, il metodo razionale e strutturato che si sta applicando nella distribuzione delle dosi: la campagna, infatti, è iniziata in 43 distretti, epicentro della pandemia, dunque Greater Accra, Ashanti e Central Region. Rimangono in attesa regioni e aree dove la diffusione del virus è stata molto bassa o addirittura inesistente.

Risolta anche la complicazione di raggiungere aree isolate, le zone rurali dove vivono milioni di ghaneani. Si farà con i droni. Si chiama Zipline ed è un sistema sostenuto, anch’esso come il programma Covax, dalla Gavi Alliance. Partendo da 4 centri di distribuzione, 30 droni saranno in grado di raggiungere 2mila centri sanitari sparsi nelle aree più remote e inaccessibili e 12 milioni di persone.

C’è un’altra questione emersa da dibattiti interni e che ha a che fare con l’orgoglio nazionale. Ed è questa: come mai è stato scelto il Ghana per inviare le prime dosi di vaccino del programma Covax rivolto a 92 economie a basso e medio reddito? Proprio il Ghana che ha l’economia più forte degli altri paesi africani? Ancora una volta, probabilmente, ha giocato la capacità diplomatica di questo governo che ha dimostrato più di una volta la sua forza e credibilità sul piano internazionale e nelle sedi Onu.

Non dimentichiamo, comunque, che a distanza di poche ore lo stesso vaccino è stato poi distribuito in Costa d’Avorio (e poi in altre nazioni africane) e anche qui è in corso la campagna vaccinale. Intanto si spera che non arrivi la sorpresa delle varianti e quindi il pericolo dell’inefficacia del vaccino attualmente in distribuzione.

Per quanto riguarda quella sudafricana, c’è una buona notizia. Secondo uno studio di scienziati sudafricani chi è stato infetto dalla variante 501Y.V2  ha sviluppato anticorpi che non consentirebbero di essere infettati con una ennesima variante. Rimane invece il timore per la variante nigeriana, considera più invasiva e capace di “distogliere” il vaccino dalla sua funzione.

In Ghana rimangono chiuse le frontiere terrestri – dal marzo dello scorso anno –. Da settembre ha riaperto l’aeroporto internazionale ma con procedure molto precise: non si entra senza un test negativo fatto nel paese di provenienza e all’arrivo rimane in vigore l’obbligo di un altro test. Come in tutto il continente africano, dove nell’ultimo mese i morti per Covid sono aumentati del 40%.

Anche il Ghana sta registrando un incremento dei casi, anche se si sta riuscendo a contenere l’emergenza. Ad oggi i casi confermati sono 86.485, 647 i decessi, 80.952 le persone guarite. «Questa pietra miliare – ha detto Akufo-Addo salutando l’arrivo dei primi vaccini Covax – permetterà al paese di tornare agli affari e di costruire la nostra economia ancora più forte di prima».

Certo, il Ghana ha bisogno che i soldi ricomincino a girare, che il turismo riparta, che le imprese – molte sono quelle italiane – riprendano a lavorare con i ritmi pre-Covid. E il vaccino qui, non si nega a nessuno. Per umanità, mancanza di chiarezza nelle informazioni date al servizio sanitario, per paura che siano pochi i ghaneani che decidono di vaccinarsi e quindi tanto vale usare le dosi a disposizione? La risposta affermativa è possibile per ognuna di queste domande. Poi, c’è la speranza, quella che tutti – ma davvero tutti – riescano a vaccinarsi.