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Sei positivo al test Covid-19 e vuoi che nessuno lo sappia, che la tua vita non cambi? Nessun problema, basta pagare laboratori compiacenti. Un mercato che può fruttare parecchi quattrini e, nello stesso tempo, gettare un paese nel caos.

Sta accadendo in Ghana, dove un test da positivo può diventare negativo al costo di 500 ghana cedi (70 euro circa). A sollevare il caso sono stati alcuni cittadini che hanno affidato le loro testimonianze ad una nota giornalista e conduttrice televisiva, Nana Aba Anamoah. Ma pare che la notizia circolasse – almeno negli ambienti – da un po’.

Ad alterare i risultati dei test sono quegli stessi professionisti del settore sanitario che di tanto in tanto il capo dello stato (rieletto per un secondo mandato con il voto del 7 dicembre scorso, ndr) elogia per i loro sforzi nel combattere il virus.

Sotto i riflettori c’è il Nocuchi Memorial Institute for Medical Research, una vera e propria istituzione nel paese e in tutta l’Africa occidentale. Il direttore dell’istituto, professor Kwabena Anang, ha annunciato l’apertura di un’inchiesta interna per verificare la veridicità delle accuse di manipolazione dei risultati dei test, mentre un’altra sarà condotta dal servizio di sicurezza nazionale.

Un sistema con troppo debolezze

Ma sotto accusa c’è anche Nana Akufo-Addo, per aver trascurato l’emergenza sanitaria durante la campagna elettorale. È da un paio di settimane che il presidente ha ricominciato a dedicare i discorsi alla nazione della domenica sera alla pandemia. Nell’ultimo si è rammaricato dell’incremento dei casi, ha parlato di passeggeri il cui test in aeroporto ha riscontrato la positività alla variante del virus, ma anche della necessità di seguire le regole per frenare la diffusione della malattia.

La realtà è che nel sistema ci sono molte debolezze. E una fra tutte sembra proprio riguardare i laboratori, mentre nel paese ormai si registrano 200 casi positivi al giorno. Il sistema sanitario è sotto pressione e la nuova variante, isolata anche dagli scienziati ghaneani, rischia di metterlo sotto scacco.

In questo mese il numero di casi è salito da 900 a 1.924, di cui 120 molto gravi. «I nostri centri di trattamento – ha detto Akufo-Addo – sono passati da zero pazienti ad essere totalmente occupati. Di questo passo non potremo contenere la situazione». Il governo assicura che le persone riscontrate positive ma senza particolari criticità sono state isolate, eppure il sistema di tracciamento non sembra funzionare.

Ci sono infatti, in giro per il paese, viaggiatori asintomatici che non solo non si sono messi in isolamento, ma che non sono stati obbligati a farlo. Mentre pare che altri siano riusciti a partire grazie, appunto, ad un test falsificato (si parla di viaggiatori diretti a Londra).

Contagi in aumento

I dati – e la notizia della facile corruttibilità dei laboratori – potrebbero spingere Akufo-Addo a dichiarare un nuovo lockdown, come quello del marzo scorso, stabilito a inizio pandemia. Una decisione che già si preannuncia impopolare, soprattutto tra le classi più basse e disagiate della popolazione. “Se non è il Covid a ucciderci potrebbe essere la fame” dicono in molti.

Solo una settimana fa il numero di pazienti che richiedeva l’ospedalizzazione e cure intensive ammontava a 18, oggi sono 120 e di questo passo, ha detto il capo dello stato, il sistema sanitario rischia di andare in tilt. Ad oggi, 13 delle 16 regioni hanno casi di Covid-19. Sorprende che quelli più critici riguardino giovani con nessun precedente di malattie. Finora si registrano 352 decessi.

Appare chiaro che la seconda ondata, e la variante del virus, stia colpendo più di quanto abbia fatto nei mesi passati. E la gravità del momento si evince anche dalle parole di un’infermiera del Ga East Hospital che ha rivelato che almeno il 30% delle persone ricoverate sono sotto ossigeno e stanno combattendo per la vita.

«Siamo il solo ospedale che sta ancora accettando pazienti gravi, ma la situazione ci sta sfuggendo di mano» ha detto, parlando ad una radio locale e chiedendo l’anonimato per paura di ritorsioni. «Il 70% dei casi sono ghaneani – afferma l’infermiera – e molti stanno morendo nelle loro case». Dichiarazioni che fanno supporre che il governo non stia parlando chiaramente di quello che sta accadendo, probabilmente per evitare reazioni di panico.

Pericolo sottostimato

Fa sorridere che Akufo-Addo affermi che “dettagliate investigazioni” hanno permesso di stabilire che recenti casi riguardino persone che avevano partecipato a feste, matrimoni, funerali, senza rispettare precauzioni e distanze di sicurezza.

In realtà, basta uno sguardo veloce per accorgersi – senza bisogno di “investigare” – che la mascherina è perlopiù un optional e così pure il rispetto delle norme di distanziamento e di igiene.

E a non rispettare queste norme, a cominciare dall’uso della mascherina, non sono soltanto autisti, tassisti, commercianti, ma anche gli agenti in strada. Proprio quelli a cui il presidente chiede di intensificare i controlli. Nelle ultime ore l’ispettore generale di polizia si è visto notificare precise direttive (come se questo non fosse accaduto in passato) per istruire il personale a controlli più serrati.

Il lockdown, ha riconosciuto il presidente, ha provocato non pochi danni economici alla nazione, ma se i casi dovessero aumentare con la rapidità delle ultime settimane, non ci sarebbe altra scelta per salvaguardare la salute dei cittadini. Ricordiamo che l’aeroporto internazionale è stato chiuso per sei mesi, da marzo a settembre, e che rimangono ancora chiusi i confini terrestri. «Better to be safe than sorry», meglio stare al sicuro che poi rammaricarsi, ha detto Akufo-Addo.

Ma i detrattori non mancano e – dicevamo – accusano il presidente di aver trascurato i controlli durante la campagna elettorale per evitare inimicizie e reazioni al momento del voto. Intanto, anche qui si spera nel vaccino. «Molto presto ci saranno notizie e dettagli» ha assicurato il capo dello stato. Non una parola di più.

Il rispetto dei protocolli sembra per il momento l’unica strada. Ma la facilità con cui si riesce a fare ciò che si vuole pagando una mazzetta, lascia parecchi dubbi sulla serietà con cui si sta affrontando una questione così drammatica. Nel frattempo, dal 15 gennaio, gli studenti sono ritornati sui banchi di scuola. Mancavano dal mese di marzo.