Il presidente della Tanzania John Magufuli (herald.co.zw)

La mattina del 17 febbraio, dopo alcuni giorni di ricovero, è morto Maalim Seif Sharif Hamad, vicepresidente di Zanzibar, l’arcipelago turistico del paese. Anche se nessuno lo nomina, e si parla solo di malattie respiratorie e di polmoniti, si tratta di Covid-19. Lo stesso che mantiene in ospedale la moglie del defunto, altri membri della famiglia e un numero crescente di persone nel paese.

Lo stesso che con ogni probabilità ha ucciso lo stesso segretario del presidente John Magufuli e capo del servizio civile, John Kijazi, morto la notte del 16 febbraio in un ospedale della capitale Dodoma. Con un lutto nazionale proclamato per sette giorni fino a quando il presidente potrà negare l’esistenza della pandemia?

Lo stravagante presidente, dopo i dati che a inizio maggio 2020 confermavano nel paese la presenza di 509 casi di Covid e 16 decessi, ha chiuso i rubinetti dell’informazione con tre giorni di preghiera che, a detta sua, hanno sconfitto il virus. Un mese dopo, per lui, il paese era Covid-free. Da allora niente più dati e porte aperte al turismo, risorsa essenziale per l’economia del paese che rischiava altrimenti il tracollo con la perdita di lavoro di molti operatori e la chiusura di alberghi e ristoranti.

Soprattutto nell’ambita Zanzibar, dove anche oggi si circola tranquillamente senza mascherina e agli stranieri viene soltanto misurata la temperatura in ingresso. Niente tamponi e via libera ai voli charter che si moltiplicano ma anche alle elezioni di fine ottobre con assembramenti da campagna elettorale, stravinte dal presidente con repressione del dissenso, violenze sulle opposizioni, blocco dei social e delle comunicazioni e forti accuse di brogli.

E ovviamente campo libero al virus che proprio a Zanzibar pochi giorni fa ha ucciso anche un turista russo di cinquantatré anni. La “polmonite” nella seconda ondata fa davvero paura. Al punto da costringere le autorità almeno a invitare la popolazione a lavarsi spesso le mani e a evitare i luoghi affollati. Ma i bar della capitale Dar el Salaam sono stracolmi e quasi nessuno indossa la mascherina per strada.

Hadidja Hassan, attivista della società civile raggiunta da Nigrizia con una chiamata Viber che permette più sicurezza bypassando il controllo rigidissimo delle autorità, afferma che «della prima ondata quasi non ci siamo accorti ma della seconda ne stiamo sentendo il peso e la paura. Anche se alcune fette della popolazione parlano di una malattia inventata dai bianchi, che il vaccino non è efficace e sicuro perché realizzato troppo in fretta da chi vuole guadagnarci sopra. Molti si dicono non disposti a fare da cavie».

Il presidente Magufuli, detto “bulldozer” dai tempi in cui era ministro delle infrastrutture e considerato uomo forte capace di combattere crisi economica e corruzione, ha del resto negato l’efficacia dei vaccini, invitando la popolazione a bagni di vapore e trattamenti di erbe medicinali. Prima la preghiera, ora l’omeopatia. Anche la ministra della salute, Doroty Gwajima, invita la popolazione a combattere la “malattia respiratoria” con una miscela a base di zenzero, cipolle, limone e pepe di cui mostra orgogliosamente la ricetta.

A società civile e opposizione, spesso silenziate e in ordine sparso, non va giù questa negazione del Covid di fronte all’aumento di malati e morti, e questo rifiuto di cure e vaccini. Chi fa la voce grossa e diretta sono i vescovi del paese che sfidano le autorità locali portando i dati dei funerali nelle parrocchie urbane. Prima del Covid erano uno o due a settimana. Con la pandemia si celebra almeno un funerale al giorno.

Neanche questo sarà abbastanza per il presidente Magufuli, il suo entourage e il suo storico partito Chama Cha Mapinduzi (in swahili “Partito della rivoluzione”), fondato dal padre della patria Julius Nyerere, che ha venduto oggi cervello e coscienza?

Sembra di no, visto che chi osa alzare la voce viene messo fuori gioco. «Nel paese vige un grande timore di parlare di certi temi – dice Hadidja –  e così Covid ed elezioni rubate sono tabù. Tutti stanno attenti con chi parlano e non si sbilanciano perché non si sa bene con chi si ha a che fare. C’è aria pesante in giro e il dissenso viene represso».

Il leader dell’opposizione Tundu Lissu, dopo essere rientrato in patria dall’esilio per sfidare Magufuli alle elezioni presidenziali, ha dovuto lasciare nuovamente il paese per ragioni di sicurezza, seguito da altri esponenti dell’opposizione minacciati, mentre il vescovo Emmaus Mwamakula, fiero avversario del presidente, è stato arrestato con un blitz nella sua abitazione il 15 febbraio, interrogato e poi rilasciato.

Aveva osato invitare la popolazione a organizzare una marcia volontaria per chiedere l’istituzione di una Commissione elettorale indipendente e la stesura di una nuova Costituzione. Ma perché vietare la marcia se il Covid non esiste? O esiste solo quando c’è da batter cassa con l’Unione europea che ha garantito 27 milioni di euro di un fondo di solidarietà per combattere il Covid?