Tanzania

Ancora un allarme sulla deriva autoritaria del governo tanzaniano.
Amnesty International chiede l’immediato rilascio dell’avvocato e attivista per i diritti umani Tito Magoti e dell’informatico Theodory Giyani (entrambi nella foto), detenuti senza processo in Tanzania dal 20 dicembre scorso.

I due sono accusati di organizzazione criminale, del possesso di un programma informatico atto a commettere crimini e di riciclaggio di denaro sporco, capi d’accusa per i quali nel paese non è previsto il rilascio su cauzione.

Secondo il suo avvocato, Tito Magoti, è stato arrestato da agenti in abiti civili, appena dopo aver twittato il supporto suo e dell’associazione per cui lavora – il Legal and Human Right Centre (LHRC) – per noti critici del regime.

Magoti e Giyani sono stati portati davanti al giudice il 24 dicembre. L’udienza del 7 gennaio è stata rimandata sine die, per poter continuare ad investigare.

Amnesty sottolinea che, in un caso simile, il giornalista Erick Kabendera ha sperimentato ben dodici sospensioni delle udienze a cui era stato chiamato ed è rimasto in carcere per mesi senza processo.

Seif Magango, vicedirettore dell’organizzazione per i diritti umani nella regione, parla di «una perversione della giustizia». «E’ oltraggioso che il governo tanzaniano continui ad abusare del sistema di giustizia penale incarcerando per settimane o mesi gli oppositori, accusandoli di crimini che non prevedono la cauzione». (Amnesty International)