REPUBBLICA CENTRAFRICANA, VOCI DA DENTRO – DOSSIER DICEMBRE 2019

La Chiesa deve fare di più. Deve immaginare il cambiamento e formare nel contempo cristiani e cittadini. Sono i suggerimenti del carmelitano che dal 28 anni vive in Centrafrica.

Aurelio Gazzera, carmelitano scalzo, 57 anni, originario di Cuneo, è un missionario di lungo corso nella Repubblica Centrafricana. Ordinato sacerdote nel 1989, dal 1992 vive e lavora in questo paese: fino al 2003 ha operato come educatore a Bouar e poi lo troviamo come parroco a Bozoum, entrambe cittadine dell’ovest, piuttosto lontane dalla capitale Bangui.

Missionario a dir poco attivo, non solo sul piano pastorale, a Bozoum ha contribuito all’avvio di una scuola media, di un liceo e ha detto la sua anche nella fondazione di una fiera agricola e di una banca. Dunque una persona ben inserita nella comunità, che può aiutarci a capire qual è il ruolo della Chiesa in un contesto così difficile.

Come si fa a fare missione su un terreno friabile come quello centrafricano?

Su un terreno friabile, servono fondamenta solide! La povertà diventa miseria, e non si tratta solo di economia. La Chiesa è ben cosciente che la guerra civile che si trascina da sette anni non è un evento isolato, ma il frutto di anni di scelte sbagliate, di silenzi complici e di non scelte.

Quest’anno si celebrano 125 anni di presenza missionaria. Ma non ci saranno molte celebrazioni. Perché siamo coscienti di aver fatto molto, ma non abbastanza. Se si legge la storia della presenza missionaria in Centrafrica, appare subito evidente l’attenzione per la formazione e l’educazione. I primi missionari riscattavano gli schiavi e subito organizzavano scuole e i cosiddetti “villaggi libertà”. E questo impegno è cresciuto costantemente, evolvendo e cambiando secondo i bisogni e le possibilità.

È vero che c’è molto lavoro e impegno per la prima evangelizzazione e formazione cristiana: per arrivare al Battesimo il cammino catecumenale dura 4 anni. Ma questo cammino è appunto un inizio e c’è un “dopo” che ha senz’altro bisogno di un impegno più forte. La grande varietà di movimenti ecclesiali costituisce uno spazio (più o meno) serio di crescita nella fede, ma ci vuole qualcosa di più specifico e concreto in ambiti quali la famiglia, la pace, la politica, l’ecologia, l’economia.

Non sarebbe prioritaria la formazione alla cittadinanza, considerato che senza cittadini consapevoli non si va da nessuna parte?

Certamente. Ed è quello che facciamo soprattutto nelle nostre scuole, soprattutto alle medie e ai licei. Già il fatto che le nostre scuole siano aperte a tutti (cattolici, altre confessioni cristiane, musulmani), costituisce uno spazio educativo formidabile. Quando, nel gennaio 2014, i musulmani dovettero fuggire da Bozoum, ero in città per salutarli insieme ad alcuni alunni del nostro liceo. Per gli studenti cristiani è stata una tragedia veder partire i compagni musulmani, con i quali avevano…

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Nella foto: il cardinale Dieydonné Nzapalainga, arcivescovo di Bangui. Un punto di riferimento per i centrafricani. (la Croix)