Al di là dei commenti estasiati della diplomazia cinese, l’8ª conferenza ministeriale del Forum sulla cooperazione Cina-Africa (Focac), che si è svolta a Dakar dal 29 al 30 novembre, ha segnato la «fine delle illusioni», come ha commentato l’evento il sinologo Thierry Pairault in un’intervista a Le Monde.

Gli africani si stanno rendendo conto che le abbondanti quantità di denaro concesse dai cinesi si stanno rivelando piuttosto costose in termini di tassi di interesse e con termini di rimborso molto brevi. E, in particolare, non sono sufficienti a causare lo shock economico e di sviluppo atteso. Anzi. Talvolta mettono in crisi i paesi che non riescono a pagare i debiti accumulati: vedi Zambia e ora Uganda.

Se la politica del denaro facile, apparentemente, scricchiola, a Dakar è emersa con prepotenza la volontà di Pechino di essere sempre più presente nel continente con la cosiddetta “diplomazia della pandemia”. La promessa del presidente cinese di mettere a disposizione del continente un miliardo di dosi di vaccino s’incanala in questa strategia. Ma andiamo con ordine.

L’operazione Focac

Il Forum sulla cooperazione Cina-Africa è stato tra i partenariati strategici e cooperativi più sorprendenti del 21° secolo. Dalla sua inaugurazione, nel 2000, il Focac si è rivelato un modello efficace per la cooperazione interregionale tra la Cina e tutti gli stati africani, ad eccezione dell’eSwatini, che continua a riconoscere Taiwan. Si tratta di uno dei primi meccanismi di forum per il multilateralismo regionale della Cina nel mondo in via di sviluppo.

Il summit triennale è diventato un evento importante nella politica globale fin dalla sua inaugurazione, poiché stabilisce il tono delle relazioni sino-africane nell’era contemporanea.

Gli investimenti

Secondo il China-Africa Research Institute (CARI) del Johns Hopkins SAIS, il Dragone è la più importante fonte di investimenti diretti esteri dell’Africa: gli Ide sono passati dai 75 milioni di dollari nel 2003 ai 4,2 miliardi nel 2020. I flussi, poi, hanno superato dal 2014 quelli degli Stati Uniti. E nei primi 9 mesi del 2021 gli Ide hanno raggiunto i 2,59 miliardi di dollari, con un aumento del 9,9% su base annua, come ha riferito Qian Keming, vice ministro del commercio cinese.

Pechino è, da 12 anni, anche il più grande partner commerciale dell’Africa, anche se il commercio bilaterale è diminuito del 10,5% a 187 miliardi di dollari nel 2019. Ed è il quarto più importante investitore nel continente.

La Cina ha creato 25 zone di cooperazione economica e commerciale in 16 paesi africani, continuando a investire pesantemente anche durante la pandemia del Covid-19. Le zone hanno attirato 623 imprese con un investimento totale di 735 miliardi di dollari alla fine del 2020, secondo il rapporto annuale sulle relazioni economiche e commerciali Cina-Africa (2021).

Sempre secondo il Cari, tra il 2000 e il 2019, i finanziatori cinesi hanno firmato 1.141 impegni di prestito del valore di 153 miliardi di dollari con i governi africani e le imprese statali. Tuttavia alcuni di questi paesi stanno sospendendo o abbandonando molti di questi progetti, la maggior parte dei quali rientrano nella Belt and Road Initiative, perché non sono in grado di rimborsare i prestiti.

C’è chi è rimasto sorpreso all’annuncio (fatto in videoconferenza) di Xi Jinping, all’apertura dell’evento a Dakar, di voler ridurre a 40 miliardi di dollari i finanziamenti ai paesi africani. L’importo rappresenta, in effetti, la prima riduzione di fondi per l’Africa degli ultimi 12 anni ed è inferiore del 33% rispetto ai 60 miliardi erogati in occasione dell’ultimo Forum, nel 2018.

Il Financial Times citando Chidi Odinkalu, senior manager per l’Africa alla Open Society Foundations, sottolinea come l’impegno finanziario ridotto dimostri che Pechino non deve più impegnarsi così tanto in Africa e che alcuni governi africani si sono troppo affidati ai prestiti cinesi.

La diplomazia sanitaria

Ma il fatto nuovo, o apparentemente nuovo, emerso in Senegal è la decisa virata di Pechino: dai finanziamenti capestro alla diplomazia sanitaria. Infatti il presidente cinese proprio in occasione del Focac si è impegnato a donare un miliardo di dosi di vaccino contro il Covid-19 nel continente più in difficoltà nella campagna di immunizzazione.

Secondo Our World in Data, infatti, solo il 7% della popolazione africana ha completato il ciclo vaccinale, con percentuali ancor più basse in paesi come la Nigeria (2,9%), il Kenya (4,8%), la Tanzania (0,9%) e il Burundi (0,0025%).

Il Dragone vuole così mettere in difficoltà il mondo occidentale che sulla fornitura dei vaccini si è solo riempito la bocca di promesse.

Non è irrilevante sottolineare come Pechino abbia costantemente mantenuto il suo impegno a fornire beni di salute pubblica all’Africa fin dall’epoca di Mao.

Dopo lo scoppio dell’ultima pandemia, Cina e Africa hanno lavorato a stretto contatto per contenere la diffusione del virus. Già nel maggio 2020, all’Assemblea mondiale della sanità, Xi Jinping aveva promesso 2 miliardi di dollari di assistenza per il Covid-19 ai paesi in via di sviluppo. Il Dragone ha poi schierato 46 squadre mediche in Africa stabilendo una cooperazione tra gli ospedali cinesi e 30 ospedali africani per facilitare il trasferimento di conoscenze. Inoltre, Xi ha promesso di assistere l’Unione africana nella costruzione della sede dei Centri africani per il controllo e la prevenzione delle malattie.

Il presidente cinese ha così colto l’occasione del Focac per ribadire come si debba «mettere le persone e le loro vite al primo posto, essere guidati dalla scienza, sostenere la rinuncia ai diritti di proprietà intellettuale sui vaccini Covid-19 (i brevetti, ndr), e garantire veramente l’accessibilità e la convenienza dei vaccini in Africa per colmare il divario di immunizzazione». Una spruzzata di demagogia per riacquistare credibilità in molti paesi africani che vivono anni di rapporti controversi con Pechino.

Frizioni

Uno di questi paesi è l’Rd Congo. Il 25 novembre un gruppo armato ha dato l’assalto a una miniera nella regione di Ituri dove opera una compagnia cinese. Due tecnici orientali sono stati uccisi mentre altri 8 connazionali sono stati sequestrati. L’assalto fa seguito a un altro episodio simile accaduto una settimana prima nel sud Kivu con altri rapimenti.

I rapporti tra Pechino e Kinshasa sono tesi proprio a causa dello sfruttamento del sottosuolo. Le autorità locali accusano i cinesi di non rispettare le regole e di non pagare il dovuto. Da qui proteste e richieste di chiarimenti sulle quali poi si inseriscono sviluppi locali con conseguenze pesanti.

I progetti usciti dal Focac

Come spiega bene nel dettaglio l’analista David Thomas su African Business, sono sostanzialmente 9 i principali progetti usciti dall’evento di Dakar e che hanno lo scopo di rafforzare la cooperazione sino-africana. In sintesi:

1. Programma medico e sanitario

Per aiutare l’Africa a raggiungere il suo obiettivo di vaccinare il 60% della popolazione africana entro il 2022, la Cina consegnerà ai paesi africani un ulteriore miliardo di dosi di vaccino Covid-19. Questo arriverà sotto forma di 600 milioni di dosi come donazione e 400 milioni di dosi da fornire attraverso la produzione congiunta di aziende cinesi e paesi africani.

Inoltre, la Cina intraprenderà 10 progetti medici e sanitari per i paesi africani, e invierà 1.500 tra medici ed esperti di salute pubblica.

  1. Programma di riduzione della povertà

Previsti 10 progetti di riduzione della povertà e di sviluppo agricolo per l’Africa, con l’invio di 500 esperti nel continente.

  1. Programma di promozione commerciale

La Cina mirerà a raggiungere 300 miliardi di dollari di importazioni totali dall’Africa nei prossimi tre anni. Le misure includeranno l’apertura di “corsie verdi” per le esportazioni agricole africane verso la Cina e l’ulteriore aumento della portata dei prodotti che godono del trattamento a tariffa zero per i paesi meno sviluppati che hanno relazioni diplomatiche con la Cina (tutti tranne eSwatini).

La Cina finanzierà con 10 miliardi di dollari il sostegno alle esportazioni africane.

  1. Programma per promuovere gli investimenti

La Cina incoraggerà le sue imprese a investire almeno 10 miliardi di dollari in Africa nei prossimi tre anni.

  1. Programma di innovazione digitale

Previsti 10 progetti di economia digitale per l’Africa, con l’istituzione di centri per la cooperazione Cina-Africa sul telerilevamento satellitare; sostegno allo sviluppo di laboratori comuni, istituti partner e basi di cooperazione per l’innovazione scientifica e tecnologica.

  1. Programma di sviluppo verde

Previsti 10 progetti di sviluppo verde, di protezione ambientale e di azione climatica per l’Africa. Pechino sosterrà lo sviluppo della “Grande Muraglia Verde”, e costruirà centri di eccellenza sullo sviluppo a basse emissioni di carbonio e sull’adattamento al cambiamento climatico in Africa.

  1. Programma di capacity building

I progetti includeranno la costruzione o il miglioramento di 10 scuole in Africa, invitare 10mila africani di alto livello a programmi di formazione e promuovere la formazione professionale.

  1. Programma di scambio culturale e interpersonale

Sarà promosso e facilitato il turismo cinese nei paesi africani.

  1. Programma di pace e sicurezza

Previsti 10 progetti di pace e sicurezza per l’Africa. La Cina continuerà a fornire assistenza militare all’Unione africana, a sostenere gli sforzi dei paesi africani per mantenere autonomamente la sicurezza regionale e combattere il terrorismo, e a condurre esercitazioni congiunte di mantenimento della pace.

 

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