L'ARIA CHE TIRA – GENNAIO 2019
Gianni Silvestrini

Oltre l’80% degli abitanti del Kenya usa la carbonella per preparare il cibo. Parliamo di quantità enormi di combustibile inquinante per la cui produzione e distribuzione lavorano mezzo milione di persone con un giro di affari annuo stimato in 427 milioni di dollari.

Questa pratica, diffusa in molti paesi africani, accelera i processi di desertificazione. La legna degli alberi viene fatta a pezzi e ammucchiata in coni coperti di terra con un foro superiore e piccole aperture alla base per consentire una combustione con scarsa ossigenazione. Questo processo, peraltro, ha una resa molto bassa, del 10%-30%.

La produzione e l’uso di questo combustibile comporta danni gravissimi alla salute. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) mezzo milione sono ogni anno le morti in Africa attribuibili all’inquinamento negli ambienti interni legato all’uso di combustibili poveri per cucinare. L’altro impatto preoccupante riguarda la continua deforestazione necessaria per recuperare la legna da trasformare in carbonella.

Viste le ricadute negative, da tempo molti sforzi sono stati impiegati nella costruzione e diffusione di cucine più efficienti. Nel 2010 è stata lanciata la Global Alliance for Clean Cookstoves, una campagna che nel 2016 ha distribuito 31 milioni di modelli e che in otto anni ha introdotto sul mercato mondiale 116 milioni di “cucine pulite”. Risultati incoraggianti, ma insufficienti. Se confrontiamo questa campagna con quella per portare l’energia elettrica a chi ne è sprovvisto, vediamo che grazie alla riduzione dei prezzi del solare quest’ultima viaggia più velocemente.

Ma torniamo al Kenya, per mettere in luce altre azioni per ridurre la deforestazione e l’uso della carbonella. Tom Osborn, un giovane studente preoccupato per gli impatti della carbonella ha fondato una società, Greenchar, con lo scopo di produrre del combustibile a partire dagli scarti della coltivazione della canna da zucchero. Una soluzione in grado non solo di evitare la deforestazione ma anche di ridurre notevolmente l’inquinamento prodotto. La piccola azienda fa lavorare una ventina di persone e ha venduto finora 130 tonnellate di “briquettes”. Un piccolo risultato, che però si è moltiplicato grazie all’avvio di altre esperienze simili.

Global Alliance for Clean Cookstoves
L’Alleanza globale per i fornelli puliti è un’iniziativa non-profit condotta dalle Nazioni Unite con il sostegno del Programma alimentare mondiale e degli Stati Uniti. L’Alleanza sovvenziona l’uso di fornelli che sfruttano l’energia solare o altri tipi di combustibili non tossici.