Secondo Khartoum i rapitori sono comuni banditi
Tre operatori di Msf sequestrati in Darfur, tra loro un medico italiano. L’organizzazione si ritira: 500mila civili restano senza assistenza sanitaria. Il Jem accusa le milizie janjaweed, al soldo del governo di Khartoum. Che assicura collaborazione per la liberazione dei rapiti, ma sottolinea “Avevamo avvisato”.

Sono 3 gli operatori di Medici Senza Frontiere ancora nelle mani dei rapitori: Mauro D’ascanio, vicentino, Raphael Meonier, francese, e Laura Archer, canadese. Facevano parte della missione di Msf- Belgio; sono stati sequestrati mercoledì sera nel Darfur. Settentrionale, ad un centinaio di chilometri da El Fasher, da un gruppo armato che non è stato ancora identificato. Potrebbe trattarsi un gruppo di banditi (come sostengono le fonti ufficiali sudanesi),che avrebbero agito senza motivazioni politiche e con il solo scopo di ottenere un riscatto, o di janjaweed, le milizie arabe filogovernative che hanno combattuto contro i ribelli del Darfur e che si sono macchiati di sanguinosi crimini contro la popolazione civile. A sostenere questa tesi sono soprattutto i ribelli del Jem (principale gruppo ribelle darfuriano), perché la zona in cui è avvenuto il rapimento è sotto il controllo delle milizie arabe.

Subito rilasciati i due locali rapiti con loro, che hanno consegnato una richiesta di riscatto. Dal ministero degli Esteri italiano e da Msf non trapelano ulteriori dettagli. L’organizzazione umanitaria ha però deciso di ritirare tutto lo staff internazionale dai progetti in Darfur. Una decisione che mette ancora più in difficoltà la popolazione locale: Msf forniva assistenza sanitaria a circa 500mila persone.Se venisse confermata la responsabilità del rapimento alle milizie janjaweed, per quanto marginale, il governo sudanese avrebbe inevitabilmente un ruolo in questa operazione.

I sospetti non mancano, perché il rapimento avviene in un momento particolarmente delicato e teso: dopo aver espulso dal paese 13 ong in reazione all’incriminazione di El Bashir (accusate di collaborazione con la Corte penale internazionale dell’Aja che il 4 marzo ha emesso un mandato di cattura contro il presidente sudanese), il ministro degli esteri di Khartoum ha avuto fin troppo gioco facile nell’assicurare la completa collaborazione per la liberazione dei medici rapiti, sottolineando però che il governo sudanese aveva anche invitato le associazioni straniere a lasciare il paese e ricordando come la comunità internazionale fosse già stata avvisata sulle eventuali ripercussioni che la decisione della Corte avrebbe avuto sulle relazioni tra Khartoum e la comunità internazionale. Tra le accuse a cui deve rispondere il presidente sudanese Omar El Bashir, incriminato dalla corte penale internazionale dell’Aja per le sue responsabilità sul conflitto in corso dal 2003, c’è anche quella di aver reclutato i janjaweed per combattere i movimenti ribelli del Darfur.

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