L’esperienza delle classes d’intégration scolaire
Classi integrate e scuole specializzate. Il Marocco si dota di progetti specifici per la scolarizzazione di bambini e ragazzi disabili, con l’ambizioso obiettivo di arrivare alla completa alfabetizzazione della popolazione entro il 2015.

Disabilità ed educazione scolastica, non sempre sono compatibili, soprattutto in paesi dove il grado di alfabetizzazione è ancora molto basso. È il caso del Marocco, dove solo il 52,3% della popolazione sopra i 15 anni sa leggere e scrivere. In questo contesto, ben il 68% dei bambini portatori di handicap non sa ne leggere ne scrivere: è il quadro allarmante tracciato da un’inchiesta, del 2006, del Ministero per lo sviluppo sociale e la famiglia. La legge marocchina che fissa il diritto all’educazione per le persone con handicap risale al 1989. Nonostante, negli ultimi anni, il tema della scolarizzazione dei bambini e dei ragazzi con problemi fisici e mentali rivesta un ruolo sempre più importante, il percorso è ancora molto lungo. Il governo di Rabat si è fissato come obiettivo la completa alfabetizzazione della popolazione entro il 2015.
Nel 1994 la creazione dell’ Haut Commissariat aux Handicapées ha sancito il diritto alla protezione e al reinserimento nella società per le persone portatrici di handicap. Dal 2000, è stato il mondo dell’associazionismo a fare il resto.

L’integrazione scolastica dei bambini disabili in Marocco segue oggi due percorsi. I ragazzi con problemi meno gravi vengono integrati nelle classi ordinarie, per i casi più seri si opta invece per l’inserimento nelle CLIS, classes d’intégration scolaire, classi con una pedagogia specifica create all’interno delle strutture scolastiche pubbliche o per la scolarizzazione in strutture specializzate. Ed è proprio sulle CLIS che l’organizzazione scolastica sta puntando in maniera decisa. Nei primi dieci anni di classi integrate, dal 1996 al 2006, si è passati da poco più di una decina a circa 300 su tutto il territorio nazionale. Nonostante l’impegno costante le difficoltà restano forti. Difficile soprattutto stimare gli sbocchi professionali per i ragazzi che vengono scolarizzati, mentre i genitori non sono in grado di fare scelte sul percorso formativo dei figli, data l’assenza di commissioni di orientamento. Anche l’organizzazione delle stesse CLIS attraversa ancora numerose difficoltà: non c’è una loro regolamentazione in termini pedagogici, le classi integrate raggruppano bambini e ragazzi con età e problemi diversi e in più mancano spesso di materiale didattico e di insegnanti con una formazione specifica.
Un aiuto arriva anche dall’Italia.