Agoa

Negli Stati Uniti la Smart, l’Associazione dei materiali di seconda mano e dei tessuti riciclati, sta dando battaglia sul commercio dei vestiti dismessi. L’organizzazione è ricorsa al giudizio del Rappresentante del commercio statunitense (U.S. Trade Representative) contro un gruppo di paesi dell’Africa orientale.

Ad allarmare la Smart è stato il fatto che Uganda, Kenya, Rwanda, Burundi, Tanzania e Sud Sudan abbiano deciso di vietare totalmente l’importazione di vestiti e scarpe di seconda mano entro il 2019. I sei paesi sono concordi nel sostenere che questo li aiuterà a rafforzare la produzione domestica di abbigliamento e a sviluppare così l’economia regionale.

Ma la decisione non è senza rischi. Il Rappresentante del commercio statunitense sta valutando ora se tre di loro (Rwanda, Tanzania e Uganda) abbiano così violato il trattato commerciale Agoa (Legge africana sulla crescita e l’opportunità). Se così sarà, per i firmatari dell’accordo, scatteranno le sanzioni americane.

Il programma commerciale Agoa prevede l’accesso senza da dazi di prodotti dell’Africa sub-sahariana negli Stati Uniti, a condizione siano soddisatti determinati requisiti, tra cui l’eliminazione degli ostacoli agli scambi e agli investimenti degli USA nei paesi esportatori. Accordi, questi, molto simili ai Ceta la cui ratifica è all’esame del Senato in questi giorni.

Nel 2016 l’export di Rwanda, Tanzania e Uganda era pari a 43 milioni di dollari (33 milioni di dollari nel 2015). Sempre lo scorso anno le esportazioni statunitensi nelle sole Tanzania e Uganda sono state pari a 281 milioni di dollari (257 milioni l’anno prima). (Africanews)