Il virus mortale in Africa
Attorno all'epidemia si sta creando una psicosi, portata avanti soprattutto dai media, che non ha nessuna ragione d'essere. Il mondo occidentale è capace di strumentalizzare persino una pandemia che sta travolgendo un intero continente. Lì si che la paura è giustificata ed è sull'aiuto ai paesi colpiti che ci si dovrebbe concentrare.

Ebola una minaccia per l’Occidente? Ora lo è per l’Africa intera. Che il virus approdi in Europa e in Americana del Nord è improbabile, tuttavia Ebola fa paura.
Viene usato come spauracchio per non si sa quali motivi oppure come pretesto per politiche restrittive dell’immigrazione, una bandiera da sventolare per creare una psicosi che non ha nessuna ragione di essere tale. Oppure per giustificare, davanti all’opinione pubblica occidentale, gli aiuti finanziari da mandare in Africa per arginare l’epidemia, ma questa sarebbe una buona intenzione.
Il nostro mondo è capace di strumentalizzare persino una pandemia che sta travolgendo un continente, e lì sì che la paura e la preoccupazione sono enormi e hanno ben ragione a chiedere aiuto, questa volta sì,  all’Occidente, a governi e a istituzioni sanitarie mondiali che preferiscono aspettare, essere travolte dalla valanga di pandemie prima di prendere provvedimenti seri.
Ebola ci sta dimostrando, ancora una  volta, che se la questione delle pandemie è affrontata solo come un problema sanitario, questo non si può fare altro che affrontarlo come un’emergenza, e sempre in ritardo, con l’affanno di chi sta perdendo la battaglia e rincorre un nemico che si nasconde e poi riappare per colpire e poi sparire di nuovo.

La risposta alla pandemia, come lo è stato per altre nel passato, è inadeguata perché non si affronta il  problema anche dal punto di vista politico-istituzionale e dello  sviluppo umano di questi paesi che sono il teatro di questa immane tragedia.
L’Organizzazione mondiale della sanità, oltre a prendersi la responsabilità della sottovalutazione della pandemia, ha ridimensionato  l’allarme Ebola in Occidente, sostenendo che un’epidemia del virus in  Europa o negli Stati Uniti è improbabile considerando che vi sono sistemi sanitari strutturati ed efficienti.
Questo dovrebbe far pensare alle istituzioni internazionali, Onu in testa, che il problema deve essere affrontato anche dal punto di visto dello sviluppo umano. Nessuno dei paesi colpiti da Ebola è in grado di affrontare l’emergenza con i propri mezzi, perché non è in grado nemmeno di assicurare un’assistenza sanitaria ai suoi cittadini in condizioni di normalità. Malaria, morbillo e malnutrizione uccidono ancora. E questo è tollerabile in un mondo entrato nel terzo millennio?

Intanto l’epidemia continua a crescere esponenzialmente in Liberia, Sierra Leone e Guinea e i morti nei tre paesi hanno superato i 4500, con contagi vicino ai 10mila. L’Unione Europea (Ue) in una riunione d’emergenza dei ministri degli Esteri ha deciso d’intensificare i suoi sforzi finanziari, di prevenzione e umanitari per contenere la diffusione del virus. I ministri hanno deciso di istituire un coordinatore unico per far fronte alla crisi e, come ha fatto il premier britannico, David  Cameron, proporre ai leader europei di arrivare a un miliardo di dollari in stanziamenti comunitari.
Finora, si ricorda nelle conclusioni della riunione d’emergenza, «l’Ue e i suoi Stati membri hanno già stanziato oltre mezzo miliardo per fornire cure mediche urgenti ai malati, per  aiutare a contenere l’epidemia a mitigare gli effetti dell’epidemia  nelle loro economie e servizi essenziali». Ma il virus corre e il trend di diffusione, secondo gli esperti, è di 10mila nuovi casi alla settimana.  L’Oms, infine, ha dichiarato che la Nigeria, per altro colpita marginalmente dall’epidemia, è libera da Ebola, dopo 42 giorni dall’ultimo caso registrato. La Nigeria è il secondo paese dopo il Senegal ad aver superato il primo contagio del virus.

Nella foto in alto un operatore sanitario di Medici senza Frontiere che cura dei bambini a Kailahun in Sierra Leone (fonte: Carl de Souza/AFP)