Risultati positivi dalla sperimentazone
Un vaccino sperimentale contro il virus ebola è stato testato in Guinea Conacry e Sierra Leone, con risultati altamente positivi. Dalle ricerche cliniche è emerso che la vaccinazione potrebbe fermare future epidemie ed evitare che il morbo si diffonda rapidamente, come avvenuto tra il 2013 e il 2015 in Africa occidentale.

Il vaccino si basa sul virus “ricombinante della stomatite vescicolare competente per la replicazione” (replication-competent recombinant vesicular stomatitis virus – rVSV), che esprime una glicoproteina dell’ebola virus Zaire (ZEBOV), da questa combinazione è originato il nome rVSV-ZEBOV.  

L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha definito molto convincenti i risultati della sperimentazione, che lo scorso 22 dicembre sono stati pubblicati sulla rivista scientifica The Lancet, che evidenzia come il vaccino sia stato selezionato per un test rapido di sicurezza e immunogenicità, prima della sua somministrazione a diversi dosaggi in adulti sani.

La comunità scientifica è concorde nel ritenere che l’utilizzo del nuovo prodotto potrà rendere il contrasto all’ebola molto più efficace e mirato. A tutti gli effetti, il risultato raggiunto sembra essere il primo passo importante per affrontare una malattia emersa nella Repubblica democratica del Congo, allora Zaire, alla fine dell’agosto 1976.

rVSV-ZEBOV è stato testato su persone che erano entrate in contatto con pazienti colpiti dal virus e nell’arco di una decade nessuno dei vaccinati si è ammalato. Il vaccino è stato sperimentato verso la fine dell’epidemia, in base al metodo dei “cerchi concentrici”, che si utilizza per vaccinare gli individui che sono stati a contatto con la persona infetta, iniziando da quelli con cui aveva rapporti più stretti e allargando poi il campo agli altri.

Con questo sistema sono state vaccinate circa 120 cerchie di amici e parenti di persone infette, con una media di 80 vaccinazioni per ogni cerchia. Dapprima, i ricercatori hanno suddiviso a caso le persone da vaccinare in due gruppi: il primo riceveva subito il vaccino, mentre all’altro la somministrazione veniva ritardata di tre settimane.

La suddivisione è stata necessaria per comprendere meglio efficacia e copertura della vaccinazione. Una volta testato che il vaccino stava funzionando, il personale medico ha somministrato da subito rVSV-ZEBOV a tutti i componenti delle cerchie, senza fare distinzioni nemmeno per quanto riguarda l’età.

L’antidoto è stato sviluppato dall’azienda farmaceutica statunitense Merck Sharp & Dohme (Msd), che nei mesi di picco dell’epidemia aveva ricevuto il permesso di accelerare i suoi test sui pazienti, come previsto in casi di emergenza dalle autorità di controllo dei farmaci negli Stati Uniti e nell’Unione Europea.

Msd si è impegnata ad assicurare 300mila dosi del vaccino, da mettere immediatamente a disposizione nel caso di una nuova emergenza, anche prima di ricevere l’approvazione definitiva, che richiede tempi più lunghi e che dovrebbe essere completata entro il 2018.

Uno degli autori della ricerca, Marie-Paule Kieny, vice direttore generale per i sistemi sanitari e innovazione dell’Oms, ha sottolineato che “i dati convincenti dimostrano che quando ci sarà una nuova epidemia di ebola, sapremo come difenderci”. Tuttavia, ha anche rilevato che i risultati sono arrivati tardi per le oltre 11.300 persone che hanno perso la vita durante l’ultima epidemia di ebola nell’Africa occidentale.