Africa Occidentale
Il virus continua a mietere vittime in Liberia, Guinea e Sierra Leone. Sono già 1141 i morti e più di duemila casi di contagio. Per Medici senza frontiere, l’epidemia si espande e la situazione si deteriora più velocemente della capacità di farvi fronte. I paesi confinanti chiudono le frontiere. Intanto incombe l'ombra di un'emergenza alimentare.

L’epidemia di Ebola fa tremare tutta l’Africa. Il virus che, per ora ha colpito in tre stati: Liberia, Guinea e Sierra Leone, ha provocato già 1141 morti, più di duemila contagiati. Medici senza frontiere l’ha definita come una delle peggiori epidemie degli ultimi anni. La direttrice di Msf, Joanne Liu, ha spiegato che in Africa occidentale l’epidemia del virus Ebola si espande e “la situazione si deteriora più velocemente della nostra capacità di farvi fronte. C’è un totale collasso delle infrastrutture e se non si stabilizza la situazione in Liberia, si avranno effetti gravi su tutta la regione”. 
L’Organizzazione mondiale della sanità si aspetta che l’epidemia “durerà ancora e il piano di risposta all’emergenza proseguirà nei prossimi mesi”, si legge in una nota diffusa a Ginevra.
Intanto il panico alimenta persino azioni sconsiderate come l’attacco dell’altro giorno a una struttura sanitaria a Monrovia, dedicata ai malati di Ebola. Ragazzi armati di bastoni hanno devastato la struttura, razziato al grido di “Ebola è un’invenzione degli occidentali”. Dalla clinica sono fuggiti 17 contagiati e solo oggi il ministro dell’informazione liberiano Lewis Brown ha annunciato alle agenzie di stampa che sono stati ritrovati.
I testimoni hanno raccontato che gli aggressori erano soprattutto giovani, armati con mazze e bastoni, e urlavano slogan contro la presidente liberiana Elle Johnson Sirleaf e contro i medici. “Non c’è Ebola” era l’altra frase più gridata per spingere la gente ad abbandonare la struttura.
“La popolazione non si fida dei centri sanitari e cerca di non andarci – ammoniva ieri l’Oms – Si va diffondendo un clima di paura generalizzata. E la paura non produce mai nulla di positivo”. Tutto ciò rischia di aggravare ulteriormente la situazione nella capitale liberiana, dove vivono 1 milione e 300mila persone e le strutture sanitarie sono a dir poco fatiscenti.
Il Camerun ha deciso di blindare le sua frontiera, via terra (lunga 2000 chilometri), mare e aria, con la Nigeria per impedire che il contagio possa  coinvolgere i paese. In Nigeria il virus ha provocato 11 contagi e 4 morti, e la paura ha provocato defezioni tra il personale infermieristico a cui si aggiunge uno sciopero di sette settimane del personale medico, al quale il governo ha risposto licenziando 16mila persone. Medici e infermieri rimasti vengono di conseguenza sottoposti a turni massacranti. 
L’epidemia, inoltre, ha un impatto indiretto sui raccolti e i prezzi dei generi di prima necessità. L’Oms ha chiesto, infatti, al Programma alimentare mondiale di estendere il suo intervento a un milione di persone in Sierra Leone, Liberia e Guinea, che vivono nelle aree più toccate dall’epidemia per prevenire una possibile crisi alimentare che sembra essere alle porte. Le aree all’interno del cordone sanitario vivono un’insicurezza alimentare cronica e l’epidemia la sta aggravando “le persone non si dedicano alle attività abituali, non vanno ai campi, il commercio va a rilento. I prezzi dei generi di prima necessità sono andati alle stelle e la gente, per la maggior parte sotto la soglia della povertà, non può far fronte alle spese necessarie”, ha spiegato il portavoce del Pam a Dakar, Fabienne Pompey, che ha previsto un intervento della durata di tre mesi, ma “finché i bisogni continueranno, noi interverremo e porteremo il nostro aiuto”, ha concluso Pompey.