Rd Congo / Uganda

L’epidemia di ebola in corso da quasi 11 mesi nell’est della Repubblica democratica del Congo rischia di diventare un’emergenza globale dopo che un bambino in Uganda è risultato positivo al test, segnando il primo caso transfrontaliero del virus mortale.

Un duro colpo agli sforzi degli operatori sanitari che per mesi hanno cercato di prevenire la contaminazione oltre il confine dove milioni di viaggiatori sono stati monitorati dall’inizio dell’epidemia.

Non è chiaro quando il bambino, 5 anni, sia entrato in Uganda. Una dichiarazione dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) dice che è entrato domenica con la sua famiglia attraverso il posto di frontiera di Bwera. La conferma di ebola è stata fatta ieri dall’Uganda Virus Institute.

Il ministero della Salute del Congo, tuttavia, ha detto che il piccolo, proveniente da Mabalako, è arrivato lunedì al posto di frontiera di Kasindi, in Congo. Lì, una dozzina di membri della famiglia sembravano avere sintomi e sono stati trasferiti in un centro di isolamento dell’ospedale locale, sotto osservazione.

Sei membri della famiglia si sono poi separati mentre stavano per essere trasferiti in un centro di trattamento a Beni e si sono diretti in Uganda. I funzionari congolesi di frontiera hanno allora allertato i colleghi ugandesi che hanno trovato i familiari all’ospedale di Kagando, dove è stato confermato il caso ebola. Non è stato subito chiaro in che modo i membri della famiglia sono stati in grado di attraversare il confine.
A rischio anche il Sud Sudan, che condivide anch’esso la frontiera con la Rd Congo.

L’annuncio mette nuova pressione sull’Oms per dichiarare l’epidemia di ebola – la seconda più mortale nella storia – un’emergenza sanitaria globale. L’epidemia si sta sviluppando grazie ai continui attacchi armati contro la popolazione, le strutture sanitarie (oltre 100 finora) e alla diffidenza della popolazione, in regioni, il Nord Kivu e l’Ituri, che non avevano mai sperimentato prima ebola.
Finora sono stati registrati più di 2.000 casi confermati e probabili del virus, con circa 1.400 morti. (Voice of America)