NAMIBIA, UNA NAZIONE DEFILATA – DOSSIER MARZO 2019

Nelle città funziona un modello economico di mercato, agganciato al Sudafrica e al rand, che ha i suoi punti di forza nell’industria estrattiva e nei prodotti ittici. Nelle campagne si vive di agricoltura di sussistenza, mentre le imprese agricole commerciali – in crescita l’allevamento di bovini – sono in mano ai namibiani bianchi.

La struttura dell’economia namibiana riflette le contraddizioni tipiche di tutta l’Africa australe. Da un lato, il paese può vantare un reddito pro-capite tra i più alti del continente (quasi 12.000 dollari, a parità di potere d’acquisto, nel 2017, cinque volte quello dei paesi africani più poveri), grazie soprattutto a una dotazione di strutture amministrative, giuridiche e finanziarie e di infrastrutture di trasporto di livello nettamente superiore alla media del continente. Dall’altro, presenta squilibri molto elevati nella distribuzione del reddito, che ne fanno uno dei paesi più ineguali al mondo, con valori dell’indice di Gini tra 60 e 75.

Come quella sudafricana, a cui è strettamente legata (il dollaro namibiano è agganciato al rand), l’economia della Namibia appare molto più diversificata della maggior parte dei paesi dell’area subsahariana.

Dall’estrazione dei minerali (soprattutto diamanti) proviene il 10% del Pil e un quarto delle entrate statali, mentre una quota crescente dell’export è garantito dalla carne e dai prodotti della pesca. Rilevante il settore del turismo. Anche l’economia dei servizi e il settore manifatturiero, pur svantaggiato dalla ridotta dimensione del mercato interno e dalla concorrenza sudafricana, hanno un peso molto significativo.
L’elemento più caratterizzante appare però il…

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Nella foto pesca industriale. I prodotti ittici rappresentano una voce importante dell’export del paese.

 

Rocco Ronza è ricercatore all’Istituto per gli studi di politica internazionale (Ispi)