Egitto / Sinai

Nessun gruppo terrorista ha fino ad ora rivendicato il massacro compiuto venerdì nella cittadina di Bir al-Abed, vicina al capoluogo della penisola egiziana del Sinai, al-Arish. Gli inquirenti che indagano sul massacro di fedeli in preghiera nella moschea di al-Rawdah, dicono però che gli aggressori portavano la bandiera dello Stato islamico (IS).

Almeno 305 persone sono morte – tra cui 30 bambini – e oltre 100 sono rimaste ferite nell’assalto, il più mortale della storia recente del paese, compiuto, secondo il pubblico ministero egiziano, da almeno 30 attaccanti. La moschea, gremita di fedeli per la preghiera del venerdì, è stata prima bombardata e poi dozzine di uomini armati, in attesa all’esterno, hanno aperto il fuoco su coloro che cercavano di scappare. Alcuni aggressori indossavano maschere e uniformi in stile militare. Secondo quanto riferito, i terroristi hanno incendiato i veicoli parcheggiati nelle vicinanze per bloccare l’accesso all’edificio e hanno sparato su un’ambulanza che cercava di portare in salvo le vittime.

In risposta, l’esercito avrebbe condotto attacchi aerei contro obiettivi “terroristici” non meglio specificati e il presidente Abdul Fattah al-Sisi, in un discorso televisivo poche ore dopo l’attacco, ha promesso di rispondere con “la massima forza”.

Nonostante le forze di sicurezza non avessero registrato minacce specifiche, lo Stato islamico considerava la cittadina un bersaglio per i suoi legami con il sufismo, una forma mistica dell’islam, ritenuto eretico. Lo scorso dicembre, in una pubblicazione su internet, uno dei leader dell’IS aveva lasciato pochi dubbi sul fatto che i sufi sarebbero stati presi di mira, menzionato direttamente al-Rawdah.
I salafiti ultra-conservatori aborrono le pratiche sufi e alcuni in passato hanno minacciato di distruggere i loro simboli. L’Egitto ha circa 15 milioni di sufi e i loro santuari sono disseminati nei villaggi di tutto il paese.

Le forze di sicurezza egiziane stanno combattendo da anni la presenza di militanti affiliati al cosiddetto Stato islamico (IS) dell’autonominata ‘provincia del Sinai’, dove gli attacchi si sono intensificati dopo che l’esercito egiziano ha rovesciato il presidente islamista Mohammed Morsi, nel luglio 2013.
Centinaia di poliziotti, soldati e civili sono stati uccisi da allora, per lo più in attacchi effettuati dal gruppo terrorista che punta ad assumere il controllo della penisola per trasformarla in una provincia islamista affiliata allo Stato islamico. Il settore più colpito, il Nord del Sinai, è in stato di emergenza da ottobre 2014, quando 33 agenti di sicurezza sono stati uccisi in un attacco rivendicato dal gruppo jihadista.

Lo stesso gruppo ha rivendicato anche attacchi mortali compiuti contro la minoranza copta cristiana in altre parti del paese, sostenendo di essere responsabile anche dell’attentato contro un aereo russo che trasportava turisti nel Sinai nel 2015, nel quale sono morte le 224 persone a bordo. (Bbc / Reuters)