Unione Africana

Il presidente egiziano Abdel-Fattah al-Sisi ha assunto ieri la presidenza dell’Unione africana, prendendo il posto del leader rwandese Paul Kagame.

Una scelta, fatta durante la 32esima sessione ordinaria ad Addis Abeba, in Etiopia, criticata da numerose organizzazioni per i diritti umani, tra cui Amnesty International, che si è detta preoccupata che la presidenza egiziana possa minare i meccanismi dei diritti umani dell’Unione. «Durante il suo mandato al potere il presidente al-Sisi ha dimostrato un disprezzo scioccante per i diritti umani. Sotto la sua guida, il paese ha subito un catastrofico declino dei diritti e delle libertà», ha dichiarato Najia Bounaim, direttore delle campagne per il Nordafrica di Amnesty.

Nel suo primo discorso, al-Sisi ha annunciato i tre obiettivi della sua presidenza: sviluppare le infrastrutture, accelerare l’entrata in vigore della zona di libero scambio continentale – Continental Free Trade Area (CFTA) -, e creare posti di lavoro per i giovani del continente.

Il vertice è stato anche l’occasione per nominare il prossimo presidente dell’Unione, nel 2020. Sarà il Sudafrica (e quindi il suo presidente Cyril Ramaphosa, se sarà confermato alle elezioni generali dell’8 maggio).

Al summit hanno partecipato per la prima volta due presidenti neo-eletti: Andry Rajoelina per il Madagascar e Felix Tshisekedi per la Rd Congo. Non c’è stata nessuna contestazione per i controversi risultati delle elezioni in Congo; i 54 altri capi di stato africani si sono congratulati calorosamente con il nuovo presidente, come se nulla fosse accaduto. (Radio France Internationale)