Firmato il contratto
24 aerei Rafale, una fregata e missili per oltre 5 miliardi di euro. Il presidente egiziano si smarca dalla tutela Usa sugli armamenti. E chiede al Consiglio di sicurezza Onu una reazione più decisa contro i terroristi dello Stato islamico in Libia.

Il ministro della difesa francese, Jean-Yves Le Drian, si è recato oggi al Cairo per la firma ufficiale del contratto per la vendita di 24 caccia Rafale all’Egitto. Un affare decisamente buono per Parigi: 5,2 miliardi di euro, compresa la fornitura di una fregata e di missili a media e corta portata, fabbricati dal gruppo Mbda.

Sorprendente la velocità con cui il contratto è stato concluso, se si pensa che il presidente egiziano Al-Sisi aveva manifestato le sue intenzioni solo a metà novembre, durante la sua visita a Parigi. In effetti Al-Sisi ha fretta e per diversi motivi.

La consegna dei primi tre Rafale e della fregata dovrebbe avvenire entro agosto, in tempo per l’inaugurazione dei lavori di allargamento del canale di Suez, possibilmente alla presenza del presidente francese Hollande, ma questa è la ragione meno importante. Al-Sisi vuole soprattutto diversificare l’armamento egiziano, in particolare l’aeronautica militare che dipende dalle forniture americane. Gli Usa avrebbero espresso la loro contrarietà all’uso degli F16 venduti al Cairo, per bombardare la Libia. Washington mantiene le proprie perplessità sulla deriva autoritaria del regime e vuole marcarlo stretto, anche per riguardo nei confronti di Israele.

Da qui la decisione del raïs egiziano di rivolgersi alla Francia che non pone condizioni all’impiego. Una settimana fa in visita al Cairo, il presidente russo Putin ha incontrato Al-Sisi, con il quale ha concluso accordi commerciali, a cominciare dalla fornitura di gas, ma in discussione rimangono anche future forniture militari. Sospesi nel 2013, gli aiuti militari americani all’Egitto sono ripresi in maniera ridotta nell’aprile scorso. Il Cairo vuole con ogni evidenza affrancarsi dalla tutela Usa, approfittando del contesto internazionale.

Al-Sisi intende giocare il ruolo di gendarme della regione, anche per prevenire il contagio terrorista dalla vicina Libia. Proprio ieri il video della decapitazione di 21 egiziani copti, catturati in Libia, da parte dei terroristi dello Stato islamico è stato diffuso su internet. Come risposta, l’aviazione egiziana ha bombardato questa mattina le postazioni dello Stato islamico in Libia. In un comunicato congiunto, il Cairo e Parigi hanno chiesto oggi al Consiglio di sicurezza di prendere «nuove misure» per far fronte al terrorismo.

La Francia è da lunga data un fornitore di armi all’Egitto, soprattutto aerei, e proprio lo scorso anno è entrata nel top 3 degli esportatori mondiali di armi dietro Usa e Russia, e alla pari con la Gran Bretagna. Si tratta per Parigi del primo contratto all’esportazione dei Rafale (trent’anni dopo il primo volo del caccia) che verranno costruiti in Francia nelle officine della Dassault. C’è molta attesa per gli altri contratti che potrebbero seguire, ad esempio con Nuova Delhi è ancora in corso il negoziato per venderne ben 126, la quasi totalità da fabbricare in India su licenza.

Interrogato sulle denunce ripetute di Amnesty International sull’uccisione di manifestanti e l’imprigionamento di giornalisti, il ministro degli esteri francese si è limitato a dire che «il nostro dialogo con l’Egitto è franco e diretto come si conviene tra paesi amici. Affrontiamo tutti gli argomenti, compresa la situazione dei diritti umani. E continueremo a farlo ogni volta che lo giudicheremo necessario». Evidentemente non è stato il caso dei negoziati per la vendita dei caccia francesi.