Elezioni presidenziali
Mohamed Morsi, candidato dei Fratelli Musulmani, è il primo presidente eletto democraticamente in Egitto. Il 30 giugno giurerà fedeltà ad una costituzione sospesa, in un parlamento vuoto, con un potere fortemente limitato dai militari.

Decine di migliaia di persone si sono riversate ieri in piazza Tahrir, nel centro de Il Cairo, per celebrare, fino a questa mattina, la vittoria di Mohamed Mursi, primo presidente democraticamente eletto in Egitto, candidato del Partito per la libertà e la giustizia (Plg), braccio politico del movimento dei Fratelli musulmani.

Morsi ha ottenuto, nel rivale, Ahmed Shafiq, ex primo ministro sotto il regime di Hosni Mubarak. L’annuncio è arrivato con tre giorni di ritardo e la pressione di migliaia di persone scese in piazza.

«Preserveremo i trattati e le carte internazionali siglate dall’Egitto» si è affrettato a dire il nuovo presidente, nel suo primo discorso alla nazione, tentando di rassicurare Israele sugli accordi di pace firmati nel 1979.

In vista del suo insediamento, previsto il 30 giugno, Morsi ha già iniziato i colloqui per la formazione del nuovo governo, promettendo di nominare più di un vice presidente e un gabinetto composto da «tutti i talenti».

Nonostante la vittoria, la presidenza è stata, tuttavia, spogliata, dal Consiglio supremo delle forze armate (Csfa) e dai giudici costituzionali, dei suoi poteri principali, con una serie di provvedimenti. I soldati possono ancora arrestare civili e processarli nelle corti marziali, fino alla ratifica della nuova costituzione, termine entro il quale il Csfa ha anche deciso di esercitare il potere legislativo, dopo lo scioglimento del parlamento, decretato dalla Corte costituzionale.

Il 14 giugno, l’Alta corte ha ritenuto, infatti, incostituzionali le norme che escludevano dalla camera dei deputati tutti gli esponenti politici del regime di Mubarak, annullando, così, l’esito del voto, che aveva consegnato la vittoria nelle mani dei Fratelli musulmani.

Sono in corso, intanto, i colloqui tra il Plg e i militari, per discutere sulle conseguenze della sentenza. L’assemblea costituente, che avrebbe dovuto scrivere la nuova carta fondamentale, è stata, infatti, nominata proprio da quel parlamento giudicato illegittimo. Il Csfa, che si è dotato, nel frattempo, del potere di veto su tutte le proposte costituzionali ritenute «contrarie agli interessi supremi del paese», non ha ancora chiarito se l’elezione dei membri della costituente sia, o meno, compatibile con la decisione dei giudici. (iaf)