L’intervista a padre Claudio Lurati
Arresti, boicottaggi e violenze: comincia a farsi sentire la tensione per le elezioni legislative previste quest’anno in Egitto. Il movimento dei Fratelli Musulmani, illegale, ma tollerato dal governo, elegge per contro un conservatore alla propria guida.

Il 7 gennaio scorso, in Egitto 8 cristiani copti sono stati uccisi nella città meridionale di Nag Hammadi. Una vendetta per uno stupro perpetrato, pare, da un giovane copto.
Nonostante le violenze, l’Egitto non appare essere di certo un paese integralista, anzi, una delle maggiori preoccupazioni dei governi che si sono alternati dal dopoguerra in poi è sempre stata quella di mantenere ai margini i movimenti radicali legati al mondo arabo.

Negli ultimi anni però, secondo alcuni analisti, i movimenti estremisti avrebbero ottenuto un maggiore consenso, provocando ripercussioni anche sul clima politico di oggi.
Il presidente Hosni Mubarak, al potere dal 1981, dopo l’assassinio di Saddat, mantiene un forte controllo su tutto il paese, grazie anche al fatto che da 29 anni permane in Egitto lo stato d’emergenza.
Il paese si prepara alle elezioni del 2011, anticipate, tra novembre e dicembre prossimi, dalle legislative con il rinnovo del parlamento.

L’allerta è tuttavia alta, soprattutto nei confronti del Movimento dei Fratelli Musulmani, un gruppo islamista che opera nel paese da oltre un secolo. Pochi giorni fa le forze di sicurezza egiziane hanno arrestato nel Delta del Nilo, a nord del Cairo, 9 persone appartenenti all’organizzazione. Il gruppo si stava preparando ad affrontare le elezioni suppletive nella regione.
Il voto si deve tenere per rimpiazzare un seggio contestato durante le elezioni parlamentari che si sono svolte nel 2005. Elezioni di cui i Fratelli Musulmani si sono detti vincitori.

Anche se tollerato dal governo, il movimento è considerato illegale, ed è sospettato di avere legami con gruppi radicali islamisti palestinesi.
I Fratelli Musulmani si erano assicurati lo scorso 2005 circa un quinto dei seggi in parlamento, attraverso candidature indipendenti. Da allora le autorità hanno sempre più ristretto il margine di azione dell’organizzazione.
La stretta del Cairo sul gruppo, ha portato l’organizzazione verso una svolta conservatrice al suo interno e l’elezione alla propria guida del conservatore, Mohamed Badeea.

Lo stesso Badeea ha ammonito le autorità: la repressione non farà altro che aumentare il seguito dei gruppi radicali, secondo il leader del movimento. Ad alimentare lo scontro contribuisce anche il nuovo muro che l’Egitto si prepara ad erigere sul proprio confine con i territori palestinesi e duramente criticato dai Fratelli Musulmani.

(L’intervista a padre Claudio Lurati, missionario comboniano, è stata estratta dal programma radiofonico Focus, di Michela Trevisan)