Egitto / Proteste

Le forze di sicurezza egiziane hanno arrestato circa 1.400 persone nei giorni scorsi, in quello che le organizzazioni per i diritti umani definiscono come una delle più massicce campagne di repressione del dissenso viste negli ultimi anni.

Gli arresti hanno fatto seguito a una nuova ondata di proteste, iniziata venerdì scorso al Cairo e in altre città, nelle quali migliaia di cittadini chiedono la rimozione del presidente Abdel Fattah al-Sisi, salito al potere con un colpo di stato nel 2013.

In previsione di ulteriori manifestazioni, domani, il governo ha schierato forze di sicurezza nel centro del Cairo, vicino a piazza Tahrir, centro delle proteste che hanno rovesciato l’ex presidente Hosni Mubarak nel 2011.

Negli ultimi anni, il governo di al-Sisi ha incarcerato migliaia di persone nel tentativo di spazzare via l’opposizione politica ma gli arresti di questa settimana si sono distinti per l’enorme numero in pochi giorni.

Tra gli arrestati questa settimana ci sono manifestanti, leader dell’opposizione e accademici, nonché un certo numero di persone che non hanno apparenti legami con le proteste. Tra questi, fa sapere il Centro egiziano per i diritti economici e sociali, c’è anche Khaled Dawoud, giornalista ed ex capo del Partito costituzionale liberale.

In manette anche Mahinour El-Masry, eminente avvocato per i diritti umani di Alessandria, attivo nella rivolta del 2011 contro Mubarak, e due eminenti professori di scienze politiche, Hassan Nafaa e Hazem Hosny. In detenzione sono finiti anche numerosi giornalisti e sette persone – un egiziano, due giordani, due turchi, un palestinese e un olandese – accusati di legami con l’impreditore edile Mohamed Ali, ex appaltatore del governo, auto-esiliato in Spagna.

Le proteste sono iniziate venerdì dopo la diffusione sui social media di una serie di video nei quali Ali istigava gli egiziani alla ribellione accusando al-Sisi di sprecare fondi pubblici in progetti personali come la costruzione di palazzi sontuosi, progetti di cui molti egiziani non erano a conoscenza. Il presidente ha negato qualsiasi illecito, ma ha ammesso che i palazzi sono in costruzione, sostenendo però che siano destinati al popolo. (Wall Street Journal)