Tunisia
La Tunisia si presenta al ballottaggio presidenziale di domenica con un quadro di estrema frammentazione politica, emersa dal voto legislativo del 6 ottobre che ha registrato l’affluenza più bassa della storia.

I risultati provvisori delle elezioni legislative in Tunisia di domenica 6 ottobre sono stati ufficialmente comunicati prima della mezzanotte di ieri dall’Istanza indipendente per le elezioni, a poche ore di distanza dalla scarcerazione di Nabil Karoui, leader del partito laico e populista Qalb Tounes, nonché proprietario di Nessma Tv, incarcerato dalla fine di agosto per frode fiscale e riciclaggio. Il tasso di partecipazione al voto, 41,3% dei 7 milioni di elettori iscritti, è stato il più basso finora registrato nella storia politica del paese.

Il partito islamista Ennahdha è risultato primo con 52 seggi, e il suo leader Rached Ghannaouchi è stato eletto per la prima volta deputato, nella circoscrizione di Tunisi. Qalb Tounes, fondato solo nel giugno scorso da Nabil Karoui è al secondo posto con 38 seggi. Il partito socialdemocratico Attayar è arrivato al terzo posto con 22 seggi, seguito dalla coalizione islamo-populista Karama con 21. Il Partito desturiano libero, anti-islamista di destra, ha ottenuto 17 seggi. Il partito del primo ministro uscente Youssef Chahed, Tahya Tounes, ha ottenuto 14 seggi. Altri 33 seggi sono attribuiti a 22 partiti, di cui 18 con un solo seggio.

La Costituzione prevede che il presidente della Repubblica affidi al partito col maggior numero di seggi il compito di formare il governo. In un parlamento di 217 deputati, Ennahdha è dunque costretto a costruire una coalizione. La diversità e la frammentazione delle principali forze politiche rendono questo obiettivo particolarmente difficile, e consegneranno forzatamente al paese un governo disomogeneo con partiti che fino al voto si erano schierati su posizioni radicalmente opposte.

È in questo scenario che si iscriverà il secondo turno delle presidenziali di domenica prossima, 13 ottobre. Il primo turno del 15 settembre aveva segnato la “rivolta elettorale” con la designazione di due candidati outsider Kaïs Saïed e Nabil Karoui, e l’eliminazione di quelli dei partiti più tradizionali. Sulle presidenziali incombe però il rischio di richiesta di annullamento poiché Nabil Karoui non ha di fatto potuto fare campagna elettorale perché in carcere. Consapevole di questa incognita Kaïs Saïed aveva sospeso alla vigilia delle legislative la sua campagna elettorale per rispettare la parità di opportunità con l’avversario.

Di sicuro la competizione si riaccende più forte ed incerta che mai. Kaïs Saïed, arrivato in prima posizione distanziando di soli tre punti percentuali Nabil Karoui, è un giurista tradizionalista, senza partito, ma che ha ricevuto l’appoggio, fra gli altri, di Ennahdha. Da parte sua Nabil Karoui, il controverso esponente laico e populista, spregiudicato nell’uso della sua tv (sanzionata con un’ammenda dall’Autorità della comunicazione audiovisiva per la campagna delle legislative) e nella distribuzione di doni alla popolazione, può contare anche sulla mobilitazione nata attorno alla sua detenzione. In testa ai sondaggi prima della disavventura giudiziaria, si è visto respingere anche la domanda di rinvio della data del secondo turno.

Comunque vada a finire, la Tunisia si prepara ad un periodo di fragili equilibri. A parte Ennahdha che, dopo le scissioni all’interno di Nidaa Tounes, fondato dal defunto presidente Caïd Essebsi, era già diventata la forza di maggioranza relativa nel vecchio parlamento, si conferma la difficoltà della formazione dei partiti politici dopo il crollo del sistema Ben Ali, il dittatore costretto alla fuga dalla rivolta popolare del 2011, e anche lui recentemente scomparso. Non sarà un presidente, comunque outsider, a poter offrire un riferimento sicuro di fronte alle difficoltà economiche del paese e alle tensioni sociali.

Foto credit: Fethi Belaid