Mazzette nigeriane
Descalzi, neo amministratore delegato Eni, dovrebbe spiegare il suo ruolo nell'affare che ha visto sussidiarie dell'holding italiana e Royal Dutch Shell accettare di pagare un miliardo di dollari per uno dei blocchi petroliferi più redditizi della Nigeria, l'OPL 245. Gruppi della società civile chiedono chiarimenti all'assemblea degli azionisti dell'Eni. Di seguito il comunicato delle ong Global Witness e Re:Common sulla vicenda.

L’apparente coinvolgimento dell’amministratore delegato entrante dell’Eni Claudio Descalzi in un caso di corruzione legato a un grosso contratto petrolifero in Nigeria solleva seri interrogativi circa la sua idoneità nella gestione del gigante petrolifero italiano, hanno affermato Global Witness e Re:Common in occasione dell’assemblea annuale degli azionisti dell’Eni, a Roma.

 Le indagini della polizia sullo scandalo legato a un affare da un miliardo di dollari rivelano che alti funzionari dell’Eni, guidati da Descalzi, erano coinvolti nei negoziati con Chief Dan Etete, l’ex ministro del petrolio nigeriano ritenuto uno dei principali beneficiari dell’accordo. La transazione OPL 245 è attualmente oggetto di indagine da parte delle autorità in Italia e nel Regno Unito.

«La storia di questo giacimento nigeriano è uno degli esempi più lampanti della corruzione nel settore petrolifero e le prove presenti nel caso giudiziario aperto nel Regno Unito suggeriscono che sia stato al centro degli sforzi fatti per acquisire il blocco OPL 245. Il popolo nigeriano ha perso più di un miliardo di dollari, mentre alcune compagnie petrolifere straniere e degli individui disonesti ne hanno approfittato. Questo accordo rappresenta un grave rischio per gli azionisti, compreso il governo italiano. Visto che Descalzi è il nuovo amministratore delegato, si dovrebbe esigere che l’Eni giustifichi tale decisione e che promuova un’indagine indipendente sul suo ruolo in questo scandalo», ha affermato Simon Taylor di Global Witness.

L’affare, che risale al 2011, ha visto sussidiarie di Eni e Royal Dutch Shell accettare di pagare 1,092 miliardi di dollari per uno dei blocchi petroliferi più redditizi di tutta la Nigeria, l’OPL 245. Il denaro è stato pagato da Eni e Shell al governo nigeriano, che poi ha girato il medesimo importo alla Malabu Oil and Gas, di proprietà dell’ex ministro del petrolio Chief Dan Etete. Etete aveva assegnato il blocco alla sua azienda quando era ministro del petrolio ai tempi del dittatore Sani Abacha. Era così entrato in possesso di uno dei giacimenti petroliferi più importanti della Nigeria e con l’accordo siglato era poi passato all’incasso.

Recentemente, gli avvocati dell’Eni hanno riferito in audizione al Senato italiano che la società non aveva rapporti con Malabu. Questa affermazione contraddice quanto detto in un tribunale britannico, ovvero che alla fine dell’ottobre del 2010 l’Eni avrebbe formulato una offerta diretta d’acquisto alla Malabu. L’offerta era stata poi rifiutata. Sia l’Eni che Shell hanno negato di aver pagato del denaro direttamente a Malabu, ma il procedimento presso la corte britannica e le prove visionate da Global Witness mostrano come le due compagnie in un secondo momento abbiano acquistato il blocco veicolando denaro attraverso il governo nigeriano. Una sentenza di una corte di New York ha stabilito che lo Stato nigeriano avrebbe così agito da mero intermediario.

Le prove presenti nel procedimento giudiziario nel Regno Unito indicano che l’Eni sapeva ed aveva convenuto che l’accordo sarebbe stato a beneficio della Malabu e che il signor Descalzi fosse la persona chiamata a prendere le decisioni in merito per conto della compagnia del cane a sei zampe. Alcuni rappresentanti dell’Eni hanno incontrato Etete faccia a faccia in numerose occasioni, mentre Descalzi ha cenato con lui in un hotel a 5 stelle di Milano. Ci sono stati anche frequenti contatti con un intermediario che agiva per conto di Malabu, a cui la stessa Malabu successivamente ha versato 110.500.000 di dollari per il suo ruolo nell’affare.

Secondo le testimonianze fornite al tribunale britannico da coloro che sono coinvolti in questa operazione altri alti funzionari dell’Eni sarebbero coinvolti nei negoziati per l’accordo. Tra questi Roberto Casula, il presidente della consociata nigeriana dell’Eni NAE, e Vincenzo Armanna, vice-presidente dell’Eni per le attività nella regione dell’Africa sub-sahariana.

Nel marzo del 2014, la stampa italiana ha riferito che la Procura di Milano sta indagando sul ruolo dell’Eni nella trattativa per l’OPL 245, basandosi su intercettazioni dell’amministratore delegato uscente Paolo Scaroni, di Descalzi e di Luigi Bisignani. Quest’ultimo ha patteggiato 19 mesi per lo scandalo della P4. Le prove a disposizione delle autorità giudiziarie britanniche suggeriscono che abbia comunicato con Descalzi o Casula nel corso dei negoziati per l’OPL 245. Mentre Global Witness e Re:Common non ritengono che questi contatti presentino nulla di illecito, esistono delle domande legittime sul perché i dirigenti dell’Eni fossero in contatto con Bisignani in relazione a questo affare.

L’Unità Anti-Corruzione del Regno Unito ha confermato di stare indagando sulle accuse di riciclaggio di denaro legate al blocco petrolifero. Nel frattempo in Nigeria un’inchiesta parlamentare ha stabilito che l’affare era «contrario alle leggi della Nigeria» sotto diversi aspetti. La Camera bassa del Parlamento nigeriano ha votato una mozione in cui afferma che la controllata dell’Eni dovrebbe essere «formalmente censurata per il suo ruolo nella vicenda» e che «il governo federale dovrebbe cancellare l’accordo OPL 245» .

«Ci saranno sempre più timori, finché l’Eni non fornirà una spiegazione completa del suo ruolo e di quello dei suoi dirigenti in questo affare. L’Eni è già stata coinvolta in un caso di corruzione in Nigeria nel 2010, caso che ha portato a un cosiddetto deferred prosecution agreement con le autorità statunitensi. Nell’ambito di tale accordo, la compagnia si impegnava a tenere elevati standard etici, di gestione dei rischi e di due diligence», ha dichiarato Antonio Tricarico di Re:Common. «L’Eni e la sua dirigenza devono spiegare agli azionisti il pagamento di 1,1 miliardi di dollari alla Malabu Oil and Gas, i loro legami con il signor Bisignani e come proprio il nuovo ruolo conferito a Descalzi risponda agli impegni presi».

In una lettera indirizzata a Global Witness in risposta alle domande poste in precedenza dall’associazione, l’Eni ha dichiarato: «Gli accordi in questione sono stati eseguiti con il governo della Nigeria e i pagamenti sono stati effettuati al Governo della Nigeria, al momento della concessione del blocco e della licenza in questione (OPL) per Eni e Shell. Noi crediamo che non si debba diffidare del governo di un paese sovrano e che aver trattato direttamente con il governo e senza l’uso di intermediari abbia garantito la piena trasparenza dell’operazione in questione». Sulle questioni specifiche relative al ruolo di Descalzi e dell’altro personale dell’Eni non è stata data risposta.