Eritrea: continuano gli arruolamenti forzati nell’esercito - Nigrizia
Conflitti e Terrorismo Eritrea Etiopia
Proseguono i rastrellamenti di giovani, nonostante la pace firmata un mese fa in Etiopia
Eritrea: continuano gli arruolamenti forzati nell’esercito
16 Dicembre 2022
Articolo di Redazione
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Truppe eritree in parata nel giorno dell'indipendenza (Credit: @mwasa Twitter)

Nonostante la pace firmata ormai più di un mese fa (12 novembre) tra le parti belligeranti in Etiopia, in Eritrea continua il rastrellamento, iniziato ad ottobre, dei giovani e dei cittadini che possono unirsi all’esercito.

Il sito d’informazione Eritrea Hub riferisce che le forze speciali sono state trasferite dalla prigione di Adi Abeyto nelle principali città, inclusa Asmara. Adi Abeyto si trova nella periferia della capitale e ospita migliaia di prigionieri stipati in celle sovraffollate.

I militari perquisiscono le case alla ricerca di uomini da arruolare forzatamente e “la ricerca è così implacabile che i soldati non aspettano che i residenti aprano la porta, ma saltano oltre i muri o sfondano le porte per cogliere di sorpresa chiunque si nasconda all’interno”.

Le famiglie i cui figli non si sono presentati alle autorità per arruolarsi o che non sanno dire dove siano, vengono sfrattate dalle loro case, alle quali sono apposti i sigilli.

La rimozione dei sigilli e l’ingresso nelle case senza il permesso delle autorità comporta una severa punizione. Ma a partire dal mese scorso, riporta ancora Eritrea Hub, un sempre maggior numero di famiglie sfida il regime tornando nelle proprie case, costringendo le forze di sicurezza a ritirarsi.

Il proseguire di questa campagna militare nonostante la firma degli accordi di pace tra il Fronte di liberazione popolare del Tigray (Tplf) e l’esercito etiopico, del quale l’Eritrea è stata alleata fin dall’inizio del conflitto, significa che Asmara non intende ritirare le sue truppe dalle zone etiopiche nelle quali restano operative.

L’altra faccia dei rastrellamenti la raccontano gli abitanti delle aree rurali dell’Eritrea dove l’impatto è maggiormente visibile. Il danno alle campagne e all’economia di sussistenza della popolazione è colossale, poiché le famiglie dipendono dal loro lavoro per coltivare e prendersi cura degli animali. “Solo i vecchi e i giovanissimi sono rimasti nella maggior parte dei villaggi e non possiamo fare molto lavoro senza i nostri figli adulti”, racconta un anziano.

 

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