Faustin-Archange Touadera

In Centrafrica un nuovo progetto di legge di modifica della Costituzione fa polemica da qualche settimana. Secondo i suoi difensori, l’iniziativa sarebbe indirizzata a riempire un vuoto della Costituzione vigente. La società civile e l’opposizione democratica gridano a la magouille (all’imbroglio).

Covid-19 è diventato ben lucrativo in Repubblica Centrafricana. Tutto ciò che è connesso al coronavirus ha cominciato a far gola non soltanto a quelli che cercano di ottenere quanti più finanziamenti possibili in vista (forse) di una qualche iniziativa non ancora ben identificata, ma anche agli uomini al potere. Intanto, a detta dei Centrafricani, la situazione diventa sempre più inquietante. Siamo già a 19 casi confermati al test. E c’è pure chi, confermato positivo, fugge, eludendo quarantena e cure mediche.

“Causa di forza maggiore”

L’ultima trovata della maggioranza al potere in Repubblica Centrafricana per continuare a tenere alla testa del paese l’attuale presidente Faustin-Archange Touadera per un tempo non ancora ben definito si chiama progetto di legge di modifica della Costituzione. I fautori di tale iniziativa sono due deputati e portano il nome di Jean Symphorien Mapenzi e Mathurin Dimbélé Nakoé. Rispettivamente primo e secondo vice-presidente dell’Assemblea Nazionale.

La ragione della loro iniziativa sarebbe l’impossibilità di organizzare le elezioni presidenziali e legislative secondo il calendario elettorale fissato al prossimo 27 dicembre, a “causa di forza maggiore”: la pandemia da Covid-19. Vorrebbero rimediare al fatto che la Costituzione del 30 marzo 2016 non prevede la possibilità del posto vacante della presidenza nel caso di slittamento delle elezioni.

Il mandato di Touadera finirà il 30 marzo 2021, dopo di che si verrebbe a creare un vuoto di potere. Ipotesi questa da evitare, come pure un nuovo governo di transizione, che potrebbe gettare di nuovo il paese nel baratro. Ma ripercorriamo i fatti con ordine.

Modifiche costituzionali

Lo scorso 11 aprile il deputato Dimbélé Nakoé dice, davanti alla telecamera, di aver deciso assieme ad altri 110 deputati della maggioranza (110 su 140) di modificare la Costituzione. Secondo loro ad autorizzarli sarebbe l’articolo 151, secondo cui l’iniziativa della revisione della Costituzione spetta contemporaneamente al  presidente della Repubblica, al governo e all’Assemblea Nazionale. In base a questo considerano, quindi, che la loro iniziativa sarebbe del tutto legale e costituzionale.

«Di fronte alla pandemia da Covid-19, che sta minacciando l’umanità intera – spiega Dimbélé – noi proponiamo questa soluzione. Quando il processo elettorale in corso è bloccato per una circostanza di forza maggiore, bisogna che il capo dello Stato resti in carica fino alla ripresa del processo elettorale e fino all’elezione del nuovo presidente della Repubblica. Stessa cosa succederebbe per l’Assemblea Nazionale e per tutte le altre istituzioni». In pratica, assicura uno dei fautori di questa proposta di legge, si profilerebbe uno slittamento dello scrutinio fino a un massimo di 6 mesi.

Per fare questo, però, occorre modificare gli articoli 35 e 68 della Costituzione che limitano ad un quinquennio la durata del mandato del presidente e dell’Assemblea Nazionale. “In alcun caso – si legge nell’articolo 35 – il presidente della Repubblica può esercitare più di due mandati consecutivi o prorogarli per un qualsiasi motivo”. La revisione degli articoli 35 e 68 permetterebbe quindi di prorogare la durata non solo del mandato presidenziale, ma anche del parlamento.

Contrarie opposizioni e società civile 

La reazione dell’opposizione democratica e della società civile non ha tardato a farsi sentire. Con veemenza.

L’avvocato Crépin Mboli-Goumba, presidente del partito politico Patrie e candidato alle prossime elezioni presidenziali, ha dichiarato che il mandato del presidente non fa parte delle disposizioni della Costituzione che possono essere modificate e si mostra disponibile allo svolgimento di consultazioni per trovare un consensus al problema.

«Nell’eventualità in cui si modificasse il calendario elettorale e il mandato del presidente arrivasse al termine senza l’organizzazione delle elezioni presidenziali – spiega Mboli-Goumba – il presidente della Repubblica non sarebbe più presidente della Repubblica. Tale ipotesi richiederebbe che le forze vive della nazione si riunissero per trovare una soluzione».

Alibi Covid-19

Molto scettico sulla questione, l’avvocato Nicolas Tiangaye, membro della Coalition de l’Opposition Démocratique 2020, promette a nome dell’opposizione di impugnare la questione alla Corte Costituzionale. Secondo lui, questa iniziativa sarebbe stata preparata sin dai mesi di ottobre-novembre 2019. Mancava l’alibi. Che adesso è stato trovato: Covid-19.

«Aspettiamo di vedere cosa faranno, gli argomenti che utilizzeranno per portare avanti questa proposta. Quello che i giuristi chiamano verrou dirimant, contenuto all’articolo 153 della Costituzione, impedisce un’avventura di questo tipo. E l’articolo 153 (che stipula che sono espressamente esclusi dalla revisione la forma repubblicana e laica dello Stato, il numero e la durata dei mandati presidenziali, le condizioni di eleggibilità, le incompatibilità alle funzioni del presidente della Repubblica, i diritti fondamentali del cittadino e le disposizioni del presente articolo) non può essere sottoposto a revisione». Tiangaye li aspetta al varco per vedere come saranno in grado di bypassarlo. E si tiene pronto anche lui a fare ricorso alla Corte Costituzionale sulla questione.

Da parte sua, attraverso il suo portavoce Paul Crescent Beninga, il gruppo di lavoro della Società Civile (GTSC) qualifica quest’iniziativa come un colpo di stato costituzionale e promette di organizzare iniziative di disobbedienza civile. «Uno slittamento del calendario elettorale – fa sapere Beninga – senza consenso repubblicano è un colpo di forza. La revisione della Costituzione è inopportuna. Questo rimaneggiamento per prorogare il mandato del presidente è anticostituzionale”.

Pressioni dei partner stranieri

L’ Ane (Autorité nationale des elections), l’organo incaricato di organizzare le elezioni nel paese, afferma invece che la pandemia da Covid-19 e le misure restrittive non impediscono di portare avanti il processo elettorale. L’Ane, che ha fatto delle analisi sul campo sull’eventuale impatto che la situazione sanitaria potrebbe avere sulle operazioni di voto, dice di mantenere valido l’obiettivo della scadenza del voto al 27 dicembre. E lo fa per mettere finalmente a tacere le voci che circolano nel paese. L’Ane rispetta le disposizioni di legge che l’incaricano all’organizzazione delle elezioni.

In un comunicato stampa datato 21 aprile, i membri del G5 (un gruppo di stati e istituzioni partner della Repubblica Centrafricana) ribadiscono il loro sostegno al processo elettorale in corso e respingono la proposta di proroga del mandato presidenziale.

Il Bureau dell’Assemblea Nazionale dichiara la ricevibilità della proposta di legge lo scorso 16 aprile. Il 17 aprile arriva nelle mani del governo.

Anche l’esame da parte del consiglio dei ministri, il 23 aprile, non ha riservato alcuna sorpresa. Un alleato di Touadera, molto influente all’Assemblea Nazionale, dice di stupirsi del fatto che si sta prendendo in esame questa questione ad una velocità esponenziale da parte di coloro che sono ai vertici, tanto sul versante dell’Assemblea Nazionale, che del governo.

Da parte sua, infatti, anche il governo, che ha sostenuto nell’ombra questa iniziativa sin dall’inizio, potrebbe validare questa proposta di legge – per farlo ha 45 giorni di tempo – per poi trasmetterla alla Corte Costituzionale e rimandarla all’Assemblea Nazionale. Intanto l’esame della proposta di legge continua, facendo ricorso alla competenza dei giuristi sulla sua opportunità giuridico-politica.

Nelle prossime due settimane il dibattito politico si farà serrato e incandescente sul terreno giuridico. Le parti in lotta faranno di tutto per prendere il sopravvento. Mentre il coronavirus sta stringendo sempre più la già stremata popolazione Centrafricana nella sua morsa.