Sudafrica: marcia in solidarietà alle proteste anti-monarchiche nel eSwatini (Credit: industriall-union.org)

Non è ancora finita la più grave crisi della storia di eSwatini, il piccolo stato africano al confine fra Sudafrica e Mozambico un tempo noto come Swaziland. Dal 20 giugno scorso violente manifestazioni pro-democrazia avevano fatto pensare a una crisi istituzionale senza ritorno per questa monarchia assoluta dominata da Mswati III. Il quale, invece, è ancora al potere, senza che, al momento, abbia fatto concessioni significative ai rivoltosi.

A partire dal 9 settembre, però, una nuova ondata di proteste sta montando pericolosamente. Il Cosatu, potente confederazione dei sindacati sudafricani, ha infatti pianificato un’intera settimana di manifestazioni in appoggio ai movimenti democratici del paese vicino, lungo tre delle linee di confine fra i due paesi. E la probabilità che questa dimostrazione di solidarietà riacutizzi le proteste, peraltro mai del tutto cessate, nello stesso e-Swatini è estremamente elevata. Per questo la polizia locale è in stato di allerta, con l’ordine di disperdere qualsiasi tipo di manifestazioni.

La situazione per Mswati III è tutt’altro che semplice, avendo ricevuto, per adesso, una certa tolleranza soltanto da parte della Sadc: se, infatti, questa organizzazione che riunisce i paesi dell’Africa australe, ha deluso le aspettative dei più, limitandosi a una visita meramente istituzionale, senza assumere una posizione chiara sui fatti, le due maggiori potenze mondiali sembrano voler isolare ulteriormente la monarchia Swatzi.

Il Dipartimento di stato americano, in occasione del 53º anniversario dell’indipendenza del regno, lo scorso 6 settembre (Somhlolo Day), non ha esitato a esternare le proprie preoccupazioni per la mancanza di rispetto dei diritti umani e della legge, dichiarandosi “rattristato” per come il governo sta gestendo l’emergenza. D’altra parte, eSwatini è rimasto l’unico, fra i paesi africani, ad avere relazioni diplomatiche con Taiwan.

Per questo la Cina – oltre a chiudere anche i business, in aggiunta all’assenza di rapporti politici, con eSwatini – sta facendo notevoli pressioni su altri stati africani affinché isolino ulteriormente il paese. Con l’obiettivo immediato di spingere la Sadc ad assumere una posizione più decisa di condanna verso il re Mswati III, e nel lungo periodo di sostituirsi, come ha fatto in diversi altri casi – come Sao Tomé e Príncipe e Burkina Faso -, a Taiwan come partner politico e commerciale di questo piccolo regno.

Insomma, la crisi di luglio è ancora in corso e la scarsa lungimiranza del monarca al potere non lascia presagire niente di buono. Qualsiasi soluzione è possibile, da una defenestrazione violenta di Mswati III a una repressione sempre più dura delle manifestazioni da parte della polizia, mentre una soluzione di mediazione, con concessioni significative pro-democrazia da parte del re, sembra legata all’atteggiamento dei principali partner stranieri, in particolare Sudafrica, Stati Uniti e la stessa Sadc. Le prossime settimane saranno decisive per comprendere quale fra questi scenari potrà effettivamente verificarsi.

 

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