eSwatini: in aumento le violenze politiche - Nigrizia
eSwatini (ex Swaziland) Politica e Società
La denuncia del vescovo di Manzini dopo l’uccisione di due poliziotti
eSwatini: in aumento le violenze politiche
27 Ottobre 2022
Articolo di Redazione
Tempo di lettura 3 minuti
Un manifestante osserva un edificio che brucia in eSwatini durante le proteste del 2021 (Credit: Business Live)

L’uccisione, il 18 ottobre nella capitale Manzini, di due poliziotti, ha spinto José Luís Gerardo Ponce de León, vescovo della diocesi dal 2013, a pronunciarsi nuovamente rispetto ai gravi rischi che il paese cada in una spirale di violenza generale. «Gli omicidi sembrano essere diventati parte della nostra vita ordinaria. Qualcuno vuole avere potere di vita e di morte, decidendo chi dovrebbe vivere e chi non dovrebbe», ha detto il vescovo.

Denunciando che «La scelta della violenza è vista anche attraverso altri atti ingiustificabili: incendi dolosi, distruzione di proprietà, instillazione della paura, mancanza di spazi per esprimere il proprio disagio, se non con appelli a commettere ulteriori violenze».

E, per illustrare l’aggravarsi della situazione, ha raccontato un recente episodio accadutogli di persona: «Mentre rientravo da una cena qualche giorno fa con alcuni sacerdoti, mi sono imbattuto in un posto di blocco dei militari che fermavano ogni veicolo in entrata o in uscita dalla zona. Da notare che non è la polizia a far questo, per il timore di venire uccisi anche in pieno giorno, bensì l’esercito, armato di tutto punto», ha dichiarato mons. Ponce.

A fine giugno 2021, il piccolo stato africano, ultima monarchia assoluta d’Africa, era precipitato nel caos e la città era stata messa a ferro e fuoco in seguito alle manifestazioni di massa represse dalle forze di polizia, che avevano provocato, secondo un rapporto di Amnesty International, decine di morti e centinaia di feriti.

Per quanto sia un paese provato da povertà e problemi sociali, eSwatini non ha mai sperimentato tanta violenza prima di giugno 2021, a parte gli scontri tra polizia e manifestanti avvenuti alla vigilia delle elezioni del 2018.

Secondo mons. Ponce, che da allora ha messo in guardia varie volte dal rischio di violenza generalizzata, l’unica via per affrontare e risolvere la situazione è il dialogo, anche se non sembra una strada facile.

La richiesta di aprire un tavolo di riconciliazione nazionale da lui avanzata al governo – ci ha provato nel luglio scorso anche la Comunità per lo sviluppo dell’Africa australe (Sadc) – non ha avuto finora alcun successo, dato che lo stesso governo ritiene che nessun colloquio possa aver luogo se c’è violenza, quindi, secondo il prelato, si è creato un circolo vizioso.

Il vescovo lo scorso agosto aveva ancora una volta sottolineato la situazione di crisi del paese affermando: «Tra le difficoltà presenti vi è quella relativa al sistema politico. Secondo alcuni, va riconsiderato il sistema politico della nazione».

In effetti partiti politici sono stati dichiarati illegali nel 1973 dal padre dell’attuale sovrano, re Sobhuza II, e la propaganda politica in pubblico non è consentita.

«Molti giovani non hanno mai preso parte alla Costituzione del 2005 – ha proseguito il prelato – e vi sono quanti non concordano con questo sistema di governo. Ѐ importante costruire insieme un futuro di maggiore giustizia per la nazione».

«In effetti – ha dichiarato ancora – se dall’anno scorso è proseguita una costante violenza, ora questa sembra aumentare di livello facendoci chiedere se sia in atto una seconda ondata di violenza politica, della cui durata non è dato sapere».

Copyright © Nigrizia - Per la riproduzione integrale o parziale di questo articolo contattare previamente la redazione: redazione@nigrizia.it