Etiopia: abusi e sfruttamento nel lavoro domestico - Nigrizia
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La piaga di un radicato sistema di violazioni dei diritti
Etiopia: abusi e sfruttamento nel lavoro domestico
Sono per lo più giovani donne con un basso livello di istruzione o minorenni. Lavorano in condizione di semi-schiavitù, anche per 18 ore al giorno, 7 giorni su 7, con paghe da fame. Uno sfruttamento che comporta anche abusi e violenze di ogni tipo
06 Ottobre 2023
Articolo di Redazione
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Una lavoratrice domestica lava i panni (Credit: Shutterstock)

Nigrizia ha dato conto varie volte delle condizioni di semi-schiavitù in cui versano molte giovani donne che emigrano nei paesi del medio oriente in cerca di un lavoro e di sostentamento per le loro famiglie.

Nella stessa Etiopia sono stati spesso denunciati dalla stampa gli abusi subiti all’estero da migliaia di lavoratrici domestiche.

Fino ad ora però, l’attenzione posta sulle violenze in altri paesi ha messo in secondo piano le altrettanto difficili condizioni di lavoratrici e lavoratori domestici all’interno dei confini dell’Etiopia, che spesso passano inosservate.

Tra le testimonianze raccolte in un’indagine svolta di recente su questo fenomeno, c’è quella offerta da Alemnesh, una ragazzina di quindici anni che svolge per chi l’ha assunta una vasta gamma di responsabilità domestiche aggiunte alle faccende ordinarie.

La mattina presto prepara la colazione per tutti, si concentra quindi sui figli del datore di lavoro assicurandosi che siano pronti per la scuola. Per tutta la giornata poi, si dedica ai lavori domestici: pulire, fare il bucato, preparare il pranzo, accudire alle stanze da letto e occuparsi di tante altre incombenze.

In tali condizioni, Alemnesh, che vorrebbe poter studiare, non ha nessuna possibilità di farlo.

Secondo una stima per difetto, nelle città etiopiche sono almeno 248.600 le donne impiegate come lavoratrici domestiche.

Le statistiche del ministero del lavoro e degli affari sociali (MOLSA) dicono che l’1,5% della popolazione femminile del paese è attualmente impegnata in questo tipo di impiego.

Numerosi studi hanno d’altro canto evidenziato situazioni di abusi e di violazioni dei diritti umani che includono la mancanza di contratti formali, eccessivi carichi e orari di lavoro, intrusioni nella privacy personale e situazioni di abuso verbale, fisico e sessuale.

Lavoro minorile

Uno studio pubblicato dal Population Council nel 2022 ha esposto le condizioni allarmanti in cui versano anche migliaia di bambini impiegati nella case private.

In media, questi minori lavorano in genere fino a 55 ore a settimana e un quarto di loro per oltre 70 ore. Il 40% di questi giovani lavoratori non ha nemmeno un giorno di riposo a settimana.

A peggiorare le cose, il fatto che quasi la metà di questi bambini guadagna mensilmente cifre ridicole: una media di 1.117 birr (24 dollari).

L’85% di questi ragazzini o ragazzine è sottoposta alle peggiori forme di lavoro minorile, in violazione della Convenzione delle Nazioni Unite. Infine, circa il 22% di questi bambini ha riferito di aver subito violenza fisica.

Un sistema radicato

In realtà abusi e discriminazione contro collaboratori domestici sono profondamente radicati ed esistono da lungo tempo.

Tirsit Sahle, assistente di antropologia presso l’istituto di studi etiopici dell’Università di Addis Abeba, spiega che le lavoratrici e i lavoratori domestici sono stati a lungo sottoposti a sfruttamento, ricevendo salari inferiori allo standard minimo.

«Ci si aspetta che lavorino per molte ore – dichiara Tirsit -, spesso dalla mattina presto fino a mezzanotte, con il risultato di un orario di lavoro incessante, 24 ore su 24, 7 giorni su 7, con un minimo orario di riposo».

Ingannate e sfruttate

La gran parte delle lavoratrici domestiche proviene dall’entroterra. Il professor Tirsit spiega che provengono da famiglie povere e per lo più hanno un’istruzione molto elementare, cosicché il lavoro domestico è spesso l’unica opzione per giovani nubili e non istruite.

Molte di loro, tra l’altro, vengono ingannate e indotte a entrare a forza nel meccanismo del lavoro domestico.

L’antropologo sottolinea che molte vengono condotte in città da parenti con il falso pretesto di ricevere un’istruzione, per poi subire sfruttamento, abusi, malnutrizione e impossibilità di studiare.

I maggiori colpevoli per gli abusi sono in genere i datori di lavoro che, nell’ambiente nascosto delle loro case, dove non possono esserci testimoni, sottopongono le lavoratrici domestiche a violenze di ogni tipo.

L’indagine svolta, comunque, ha svelato che anche intermediari riconosciuti dal governo o informali, col compito di gestire il mercato delle assunzioni per lavoro domestico, sfruttano le persone che spesso raccolgono e ospitano nelle loro sedi anche per lunghi periodi, facendo loro pagare una diaria o addirittura spingendo le giovani donne in attesa di lavoro a darsi alla prostituzione.

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