Etiopia / Conflitti

Il governo etiopico ha reso noto ieri un bilancio degli scontri inter-etnici, sostenendo che negli ultimi 12 mesi siano rimaste uccise almeno 1.200 persone, con 1,2 milioni costrette ad abbandonare le proprie case.

Le violenze hanno colpito la regione Oromo, che ha dispute di confine con due dei suoi vicini, e la regione del Tigray e Amhara, dove alcuni sono ora ostili al governo federale.

In Etiopia – paese in cui convivono dozzine di gruppi etnici con pretese contrastanti su terra, risorse e influenza politica – il primo ministro Abiy Ahmed ha lottato fin dalla sua nomina per contenere gli scontri, innescati, in parte, anche dalle sue ambiziose riforme che hanno riacceso vecchie controversie.

La coalizione Eprdf, che prese il potere nel 1991, fu dominata dalla minoranza tigrina, che costituisce circa il 6% della popolazione. Per decenni il governo ha mantenuto sedate le tensioni gorgoglianti, eliminando praticamente tutti i dissidenti, comprese le espressioni del nazionalismo etnico. Oggi però i grandi gruppi etnici che dominano in molte regioni chiedono più territorio e risorse.

Nel 2018 quasi tre milioni di etiopi sono stati sfollati a causa di questi conflitti, la cifra più alta registrata in tutto il mondo. (Africanews)