Protesta la Campagna per la Riforma della Banca Mondiale
Affari, immigrazione e militari.Questi i cardini della visita del ministro degli esteri Franco Frattini in Africa. Una visita che ha destato non poche polemiche in Etiopia, dove il ministro ha inaugurato la diga di Gilgel Gibe II, contestata dalla Campagna per la Riforma della Banca Mondiale. Incontrando il presidente somalo, in Kenya, Frattini ha invece discusso sull’addestramento delle forze di sicurezza fedeli al fragile governo di transizione.

Si è concluso ieri il viaggio in Africa del ministro degli Esteri Franco Frattini. Un tour che lo ha portato attraverso sette paesi africani: Mauritania, Mali, Etiopia, Kenya, Uganda, Egitto e Tunisia. Dopo aver chiarito l’incidente diplomatico scoppiato con l’Egitto, che accusava l’Italia di non fare abbastanza per proteggere i migranti sul proprio territorio, in seguito ai fatti di Rosarno, Frattini ha chiuso la sua visita nel continente in Tunisia, partecipando alla cerimonia di commemorazione della morte dell’ex presidente del Consiglio Bettino Craxi.
Il viaggio del capo della diplomazia italiana non è tuttavia stato immune da polemiche. In occasione della sua visita in Etiopia, Frattini ha infatti inaugurato, il 13 gennaio, il gigantesco progetto idroelettrico Gilgel Gibe II, nel sud- ovest dell’Etiopia, realizzato dall’azienda italiana Salini e finanziato anche grazie a un imponente prestito italiano di 220 milioni di euro.

L’impegno è stato duramente contestato dalla Campagna per la Riforma della Banca Mondiale (Crbm), che fa notare come «questo accordo sia stato firmato tramite trattativa diretta, in assenza di gara d’appalto internazionale».
Inoltre, evidenzia la Crbm in un comunicato, i lavori di costruzione dell’impianto sarebbero iniziati in assenza di uno studio di fattibilità, di adeguate indagini geologiche e del permesso ambientale dell’Environmental Protection Authority, necessario, in Etiopia, per l’avvio dei lavori di qualsiasi opera infrastrutturale.

Contestato al ministro degli esteri anche un altro progetto in cantiere per i prossimi anni: la costruzione della mega-diga Gilgel Gibe III. All’imponente opera l’Italia potrebbe partecipare con un ulteriore finanziamento di 250 milioni di euro, sempre a favore della stessa società italiana, la Salini. Un progetto che «metterà a rischio la sicurezza alimentare di mezzo milione di persone e stravolgerà per sempre la bassa valle dell’Omo, una delle regioni con la più alta diversità biologica e culturale al mondo» secondo la Crbm.

Pur ammettendo l’esistenza di «altre opere in corso», il titolare della Farnesina si è impegnato a concludere ogni «attività preparatoria» come la «valutazione dell’impatto ambientale» che è guidata dalla Banca Europea degli Investimenti.
Dopo aver lasciato l’Etiopia Frattini è partito alla volta del Kenya, dove ha incontrato il presidente somalo Sheik Sharif Ahmed. Un’occasione, per l’Italia, per ribadire il proprio sostegno al governo di transizione somalo, impegnato dal 2007 in una lotta contro gruppi di miliziani radicali legati ad Al Qaeda.
L’Italia ha proposto quindi al governo di Ahmed e al Kenya di formare alla scuola d’addestramento di Nairobi, sotto il coordinamento dell’Arma dei Carabinieri, le forze dell’ordine e i soldati di Mogadiscio.

Già in passato, però, la comunità internazionale ha tentato di addestrare migliaia di soldati e poliziotti in Somalia. Un addestramento che, secondo le Nazioni Unite, ha solo alimentato il conflitto, introducendo personale addestrato e armi in un paese incapace di stipendiare un proprio esercito e di realizzare infrastrutture come ospedali e scuole.
Frattini ha infine lasciato il Kenya con un impegno: quello di realizzare a Roma una conferenza internazionale per discutere della sicurezza in Somalia. Il ministro non ha mancato, poi, di fare riferimento a quei paesi che hanno mancato gli impegni presi alla conferenza di Bruxelles sulla Somalia. In quella sede, ha insistito il titolare della Farnesina, «l’Italia e’ stato uno dei pochi Stati a mantenere quell’impegno».

(L’intervista a Caterina Amicucci, della Camapgna per la Riforma della Banca Mondiale, è stata estratta dal programma radiofocnico Focus, di Michela Trevisan)