Etiopia: parlamentare amhara del PP abbandona il paese - Nigrizia
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La fuga all’estero motivata dalla «guerra dichiarata contro la popolazione della regione Amhara»
Etiopia: parlamentare amhara del PP abbandona il paese
12 Ottobre 2023
Articolo di Redazione
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Il primo ministro Abiy Ahmed durante una sessione parlamentare il 7 luglio 2023 (Credit: Camera dei rappresentanti del popolo/Facebook)

Asemahegn Asres, giovane politico amhara del Partito della prosperità (PP) al governo, membro della Camera dei rappresentanti del popolo e vicepresidente del comitato permanente, ha abbandonato il paese la scorsa settimana e affermato che altri funzionari con posizioni di rilievo diserterebbero se avessero l’opportunità di lasciare l’Etiopia.

Una decisione che ha sorpreso grandemente molti etiopici visto che, essendo cresciuto tra le fila del PP e da responsabile dell’ufficio di comunicazione dello stato-regione Amhara, era considerato grande sostenitore del partito e soprattutto del primo ministro Abiy Ahmed.

«Se Temesgen Tiruneh e il generale Abebaw Tadesse avranno la possibilità di andare all’estero, diserteranno», ha dichiarato Asemahegn.

Da notare che Temesgen Tiruneh è il direttore generale del servizio di intelligence e sicurezza nazionale, mentre il generale Abebaw Tadesse è vicecapo di stato maggiore della forza di difesa.

Asemahegn ha affermato, d’altro canto, che non era presente quando il parlamento aveva approvato la dichiarazione dello stato di emergenza e l’intervento dell’esercito per ristabilire con le armi la sicurezza nella regione Amhara.

La sua assenza durante l’incontro – secondo quanto da lui dichiarato – aveva suscitato nei suoi confronti gravi critiche da parte dei suoi superiori.

Asemahegn ha affermato di essere fuggito dal paese a causa dell’attuale situazione di crisi nella regione Amhara e in seguito alla «guerra dichiarata contro la popolazione della regione».

A pesare sulla sua decisione è stato anche l’assassinio, il 27 aprile, del leader del Partito della Prosperità nella regione, Girma Yeshitila.

Il 10 ottobre, intanto, Alice Wairimu Nderitu, consigliera speciale delle Nazioni Unite per la prevenzione del genocidio, ha messo in guardia l’ONU riguardo al rischio di genocidio e di crimini correlati, a causa del protrarsi di scontri in quattro regioni dell’Etiopia: Afar, Amhara, Oromia e Tigray

Nderitu ha chiesto in tal senso che venga posta fine alle violazioni e agli abusi di ampia portata perpetrati dalle parti in conflitto a partire dal novembre 2020, che hanno provocato uccisioni di massa, stupri, fame, distruzione di scuole e strutture mediche, sfollamenti forzati e detenzioni arbitrarie.

Nonostante i ripetuti allarmi però, il mandato della Commissione internazionale di esperti sui diritti umani in Etiopia (ICHREE) non sarà rinnovato, a causa dell’ostruzionismo del governo di Addis Abeba.

Il 9 ottobre, in un discorso al parlamento, la presidente Sahle-Work Zewde ha espresso profonda preoccupazione per lo stato della nazione. La capo dello Stato ha di fatto evidenziato della promessa fatta nel 2018 dall’allora neo-primo ministro Abiy Ahmed di unire gli etiopi e creare per tutti pace e prosperità.

«Non siamo riusciti a creare una narrazione nazionale che ci unisse», ha detto Sahle-Work. «Siamo rimasti divisi e non siamo riusciti ad accogliere le nostre differenze, provocando conflitti e guerre con costi irreparabili».

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