Etiopia / Rifugiati

La scorsa settimana il parlamento di Addis Abeba ha approvato una nuova legge che regola la permanenza dei rifugiati sul territorio del paese. Grazie alla normativa, i rifugiati avranno ora il diritto di vivere e di lavorare fuori dai campi, cosa che garantisce loro maggior dignità e riduce la dipendenza dagli aiuti internazionali.

L’Etiopia è il secondo paese africano, dopo l’Uganda, per la presenza di rifugiati. Ne ospita, in campi lungo i confini, circa 900mila provenienti in maggioranza da Sud Sudan, Somalia, Sudan ed Eritrea.

La nuova legge è in linea con gli impegni presi dal paese lo scorso dicembre, nel quadro di riferimento del Global Compact, il patto globale per le migrazioni, promosso dall’Onu e approvato dalla maggioranza dei leader mondiali in un summit che si è tenuto in Marocco, al quale l’Italia non ha partecipato.

Il Global Compact prevede appunto una maggior autonomia dei rifugiati, in modo che diminuisca il peso della loro presenza sui paesi di accoglienza.

Secondo il capo della commissione governativa per gli investimenti, Fitsum Arega, il provvedimento è anche parte del Jobs Compact del governo etiopico che mira ad aprire 100mila posti di lavoro, il 30% dei quali riservati ai rifugiati, con 500 milioni di dollari di investimenti.

La legge è stata grandemente apprezzata dall’Unhcr, l’agenzia dell’Onu per i rifugiati. Dana Hughes, portavoce del responsabile dell’agenzia per l’Africa orientale, ha sottolineato che la legge non solo favorisce i rifugiati, ma li rende partecipi e protagonisti dello sviluppo economico del paese e del miglioramento delle condizioni di vita delle comunità. (Reuters / The East African / Unhcr)