Egitto, Eritrea e Facebook, nuovi e vecchi nemici
Il primo ministro etiopico, Meles Zenawi, avverte gli “elementi destabilizzanti” e punta il dito contro l’Eritrea: “non assisteremo passivamente alle aggressioni”. Zenawi tenta di frenare il dissenso interno, in vista di una grande manifestazione popolare indetta il prossimo maggio. Intanto 121 detenuti politici, arrestati lo scorso marzo, sono stati accusati di terrorismo.

Chiunque prenda parte a quello che stato definito un “complotto per incitare proteste e terrore dovrà pagarne il prezzo!”. Il messaggio del premier etiopico, Meles Zenawi, è chiaro. Pur non riferendosi, nello specifico, ad alcun “complotto”, Zenawi si rivolge al Medrek, principale coalizione di opposizione, in occasione della sua relazione semestrale di fronte al parlamento. Parole durissime, quelle pronunciate dal premier etiopico, che non ha esitato a chiamare in causa antichi nemici, l’Eritrea, e nuovi, l’Egitto.

Nonostante la repressione messa in atto duranteuna nuova mega diga sul Nilo Azzurro, un progetto del valore di oltre 3 miliardi di euro, assegnato all’azienda italiana Salini Costruttori. La “Millennium Dam”, questo il nome della diga, dovrà entrare in funzione nel 2014 e sarà in grado di produrre 15.000 GWh all’anno: l’equivalente di sei centrali nucleari.

Il premier, dunque, mostra all’opposizione la posta in gioco. Sullo stesso piatto convergono lo sviluppo interno e il prestigio internazionale e Zenawi non ha nessuna intenzione di permettere che alcuno – paese, gruppo ribelle o movimento popolare – “disturbi” questo processo.