Aumentano i "disastri", ogni anno l'agricoltura perde 123 miliardi di dollari
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Emerge da un report della FAO. L'Africa il continente più colpito in relazione al totale delle produzione agricola
Aumentano i “disastri”, ogni anno l’agricoltura perde 123 miliardi di dollari
Per la prima volta l'ente dell'ONU cerca di quantificare l'impatto sul settore degli eventi avversi, il cui numero è quadruplicato negli ultimi 50 anni. I disastri sono sia quelli provocati dall'uomo sia quelli di origine naturale
16 Ottobre 2023
Articolo di Brando Ricci
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Ogni anno il 5% del valore della produzione agricola mondiale, pari a circa 300 milioni di tonnellate di alimenti, si perde a causa di disastri sia naturali sia causati dall’uomo, come inondazioni, siccità e conflitti armati.

In termini relativi il continente che più soffre a causa di questi eventi è l’Africa. Le prime tre subregioni del mondo a perdere la maggior quota di pil derivato dall’agricoltura per colpa di disastri si trovano tutte nella regione subsahariana del continente.

È quanto emerge da un report pubblicato dall’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO). Secondo lo stesso organismo si tratta del primo tentativo di quantificare l’impatto sistemico dei disastri sull’agricoltura e sulla sicurezza alimentare.

La FAO chiarisce che con il termine disastro si indicano degli avvenimenti che «costituiscono gravi interruzioni del funzionamento di una comunità o società». Fra i principali fattori che producono questi eventi a livello sistemico ci sono cambiamenti climatici, pandemie, epidemie e conflitti armati.

Il numero di disastri è aumentato di quattro volte negli ultimi cinquant’anni, passando dai 100 all’anno registrati negli anni ’70 ai 400 ogni 12 mesi che si sono verificati nell’ultimo ventennio.

Secondo l’organizzazione ONU, dal 1991 al 2021 questi eventi avversi hanno provocato la perdita di 3,8 trilioni di dollari di pil derivato dall’agricoltura. Un trilione equivale a mille miliardi. Su base annua le perdite si quantificano in 123 miliardi di dollari, pari al 5% del totale della produzione mondiale e a sua volta equivalente a circa 300 milioni di tonnellate prodotti alimentari compromessi.

Per avere un termine di paragone, la cifra relativa al prodotto interno lordo rappresenta il pil reale annuo del Brasile, decima maggiore economia del mondo. Questa enorme perdita si traduce in una minore disponibilità di calorie e nutrienti che la FAO ha individuato in circa 147 calore al giorno per persona per oltre 30 anni, pari cioè a quelli necessari per nutrire ogni anno 500 milioni di persone di sesso femminile o 400 milioni di sesso maschile.

In termini di prodotti alimentari reali, nelle ultime tre decadi sono andati distrutti a causa di disastri 69 milioni di tonnellate di grano all’anno, tutta la produzione della Francia nel 2021, e 40 milioni di tonnellate di frutta, verdura e colture di zucchero.

Se rispetto alla perdita globale il continente che ha sofferto maggiormente è stata l’Asia, con circa 1.720 miliardi di dollari persi, il 45% del totale, in termini relativi rispetto alla produzione agricola, la regione più colpita è stata l’Africa.

Il continente ha perso circa 659 miliardi di dollari, il 17% del totale, ma una quota pari a quasi l’8% del pil derivato dall’agricoltura negli ultimi 30 anni. A livello subregionale le aree del mondo che hanno fatto registrare i dati peggiori sono l’Africa orientale, l’Africa centrale e quella meridionale, con rispettivamente il 15% per la prima e il 9% a testa per la seconda e la terza.

Fra gli eventi disastrosi attualmente in corso, uno dei peggiori sta avendo luogo nel Corno d’Africa, dove da otto anni persiste una situazione di siccità che a volte raggiunge fasi particolarmente critiche.

Al momento almeno 23 milioni di persone sono colpite da questa mancanza d’acqua. Quasi 1,2 milioni le persone che hanno dovuto lasciare le loro case nella sola Somalia, mentre nel paese gli abitanti in una condizione di insicurezza alimentare critica o peggiore sono 8,3 milioni, su una popolazione totale di circa 17,5 milioni.

Sempre dall’Africa orientale giunge però un esempio di come dei sistemi di controllo preventivo e di anticipazione degli avvenimenti avversi possano avere degli impatti positivi. Da anni il Corno d’Africa è colpito da invasioni di locuste del deserto che divorano i campi coltivati.

Come si menziona nel report, fra il 2020 e il 2021 il sistema FAO noto come Desert Locust Information Service (DLIS) ha impedito una perdita di cereali e latte stimata in circa 1,77 miliardi di dollari.

Più in generale l’ente dell’Onu evidenzia come per ogni euro speso in strategie di anticipazione, le famiglie di contadini possono ottenere benefici ed evitare una perdita economica pari a sette dollari. 

Tre, in ultima istanza, le principali raccomandazioni del rapporto FAO: «Migliorare i dati e le informazioni sugli impatti dei disastri su tutti i sotto settori dell’agricoltura – colture, bestiame, pesca, acquacoltura e silvicoltura -; sviluppare e integrare approcci multisettoriali e multi-rischio di riduzione del rischio di catastrofi nella politica e nella programmazione a tutti i livelli; potenziare gli investimenti che apportano benefici nella riduzione del rischio di catastrofi in agricoltura e nel miglioramento della produzione agricola e dei mezzi di sussistenza».

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