Mons. Philippe Fanoko Kpodzro

Non demorde l’opposizione al potere della famiglia Gnassingbé, in auge da oltre cinquant’anni in Togo. Sabato scorso ha indetto l’ennesima manifestazione della DMK “Dynamique Monsignor Kpodzro”: la coalizione di partiti e movimenti della società civile legata all’irriducibile vescovo ultranovantenne Philippe Fanoko Kpodzro che continua a denunciare le irregolarità del voto del 22 febbraio scorso.

Elezioni truccate che hanno incoronato il solito presidente Faure Gnassingbé e messo in fuga Agbeyome Kodjo il candidato dell’opposizione che, secondo diversi esponenti della società civile, è il vero vincitore del voto.

La manifestazione di sabato – per protestare ancora una volta contro le irregolarità della consultazione elettorale – è stata vietata con il pretesto delle misure anti-covid. Il giorno prima, mentre l’esercito presidiava le vie della capitale Lomé, alcune persone, in abiti civili, hanno avvicinato Gerard Djossou, responsabile dei diritti umani nel partito DMK, gli hanno preso le chiavi dell’automobile, lo hanno preso a botte e infine arrestato. Un militante del DMK ha visto da lontano la scena e si è messo subito al telefono.

L’informazione è arrivata alle orecchie di Brigitte Adjamagbo-Johnson, una donna in prima linea: ex portavoce del candidato alle presidenziali, Agbéyomé Kodjo, coordinatrice della DMK, segretario generale delle Convenzione democratica dei popoli africani (Cdpa) e prima donna nel paese a candidarsi, nel 2010, alla guida del paese. Brigitte è corsa in prigione a visitare Djoussou, ma è stata a sua volta arrestata e condotta al suo domicilio nel quartiere di Agbalepedo a Lomé, per una perquisizione.

Secondo un comunicato del procuratore della repubblica presso il tribunale di Lomé, Blaise  Essolisam  Poyodi, l’unità speciale d’intervento della gendarmeria avrebbe ritrovato in casa sua documenti «legati al piano di destabilizzazione delle istituzioni che doveva essere realizzato a partire dalle manifestazioni popolari previste dalla DMK sabato a Lomé».

Il comunicato dice anche che «i documenti in questione rivelano la proiezione di azioni violente che portano minaccia alla sicurezza interna del paese». In questo modo l’oligarchia al potere, coperta dal sistema giudiziario corrotto, giustifica il prosieguo della detenzione di Brigitte e difende lo status quo. Nessun dissenso è permesso nella monarchia Gnassingbé.

Da qualche giorno, diversi partiti politici, movimenti di difesa dei diritti umani e della società civile, con in testa la DMK e il movimento “Debout Togo”, denunciano gli arresti come una «manovra tesa a decapitare il movimento» e chiedono il rilascio immediato dei due politici del DMK.

«I partiti di opposizione e la società civile sono veramente minacciati. Non capiamo il senso di ciò che sta succedendo» dichiara a Nigrizia un membro della DMK, protetto da anonimato. «Brigitte e Gerard stavano organizzando una manifestazione per reclamare lo stato di diritto e per richiedere la verità delle urne e cioè che la vittoria elettorale ci è stata rubata. Li hanno arrestati è per farli tacere: un arresto illegale. Noi stiamo chiedendo con forza la liberazione immediata ma il comando delle forze dell’ordine incaricato delle inchieste criminali e il capo dello stato non ne vogliono sapere.

“Ha vinto il candidato dei poveri”

Nigrizia ha raggiunto telefonicamente Monsignor Philippe Fanoko Kpodzro, vescovo emerito di Lomé, testimone autorevole della Chiesa che si è schierata dalla parte della popolazione tenuta in ostaggio dal regime e coraggioso interprete del suo ruolo profetico nella società. Gli abbiamo posto alcune domande per comprendere meglio il contesto in cui sono avvenuti questi arresti.

Monsignor Kpodzro qual è la situazione sociopolitica dopo le presidenziali del 22 febbraio scorso?

Il paese attraversa una crisi molto grave perché la vittoria del candidato dei poveri è stata eclatante e ci aspettavamo solo che si facesse un passaggio di consegne per una vera transizione democratica e pacifica. Purtroppo il regime in carica si è intestardito e non vuole cedere il posto ai vincitori. La situazione è pertanto molto tesa.

Che cosa chiede la Dynamique Monseigneur Kpodzro alle autorità?

Chiediamo semplicemente che le autorità in carica riconoscano la vittoria dell’opposizione e facciano il passaggio di consegne perché il paese possa finire di soffrire con questa dittatura cinquantenaria e crudele che si mantiene al potere schiacciando i poveri e i disprezzati. Veramente non è più sopportabile questa situazione. La Dynamique porta il mio nome perché sono stato io a mettere insieme l’opposizione attorno a un unico candidato capace di coagulare le sofferenze del popolo e di vincere. E così è stato, ma il regime continua per la sua strada.

Perché sono stati arrestati i due membri della società civile e quali sono state le reazioni della popolazione?

Questi arresti sono stati fatti per decapitare la Dynamique che raccoglie tutti i togolesi che vogliono il cambiamento. Colpendo i leader colpiscono il movimento e obbligano la gente a rimanere nel silenzio e continuare la loro vita triste di oppressi. La popolazione è obbligata a rimanere in casa e così non crea problemi al regime.

La Chiesa del Togo sta reclamando giustizia?

La Conferenza episcopale ha l’abitudine di scrivere delle lettere pastorali ma queste lettere, che la gente le legga o no, non hanno un impatto sulla società. Quando negli anni ’90 ero stato autorizzato a dirigere la Conferenza nazionale sovrana da papa Giovanni Paolo II, mi è stato chiesto di non abbandonare neanche in seguito questo ruolo nonostante le difficoltà e di intervenire sempre a fianco dei poveri.

È per questo che mi sono impegnato per difendere i poveri e gli oppressi e mi sono sentito interpellato a essere il pastore che lotta contro i lupi che vengono a mangiare le pecore. Non posso accettare di vedere il popolo togolese oppresso da una dittatura priva di cuore. È per questo che ho voluto portare soccorso all’opposizione perché potesse vincere e occuparsi del bene comune. E abbiamo vinto. Ma il regime con i suoi soldi ha corrotto tutti, compresa la Francia!

Cosa vuole dire all’Europa riguardo alla situazione del Togo?

Vorrei che i paesi europei comprendessero il loro ruolo di paesi cristiani: devono aiutare i paesi poveri a svilupparsi e non invece dedicarsi a saccheggiarne le ricchezze. Che cessino quei comportamenti e che permettano agli africani di affermarsi da soli e di prendere la loro causa in mano perché ne sono capaci.

Questo l’audio integrale dell’intervista in francese: