Speciale primi piano: Fespaco 2009
Dal 28 febbraio al 7 marzo Ouagadogou diventa la capitale del cinema africano: partecipano pellicole da tutto il continente, si contendono l’Etallon de Yennenga.

“Cinema africano: turismo e patrimoni culturali”. E’ il titolo della XXI edizione del FESPACO, il festival internazionale del cinema di Ouagadougou, capitale del Burkina Faso, che si svolge ogni due anni. La rassegna durerà fino al 7 marzo ed è stata presentata lo scorso 22 gennaio a Dakar (Senegal) dove nel 2007 è morto Sembène Ousmane, scrittore e cineasta africano. Ousmane, nel 1969, era stato uno dei fondatori del festival, al quale è stata dedicata una via della capitale burkinabè.

Tra gli obiettivi di questa edizione, c’è quello di “Far capire agli africani di non cercare altrove ciò che hanno già”, ha affermato Michel Ouedraogo, il direttore del FESPACO. L’idea, infatti, è che anche attraverso il cinema, si può far apprezzare agli abitanti dell’Africa (e non solo a loro) il patrimonio turistico e culturale del continente africano.
Quest’anno, la rassegna ospita 128 racconti per il piccolo e il grande schermo. Si tratta di lungometraggi, cortometraggi e documentari di molti registi africani, ma anche fiction e serie televisive. Tra le iniziative legate al Fespaco, infatti, il settore televisivo acquista sempre più spazio: anche quest’anno, come nelle precedenti edizioni, si l’evento ospita il Mica (Marché International de la TV et du Cinéma Africain), la fiera del mercato tv e cinematografico.

Tra i titoli segnalati dagli esperti, compaiono “Mah saah-sah” di Daniel Kamwa (Camerun), “Fantafanga” di Adama Drabo e Ladji Diakitè (Mali), “Behind the Rainbow” di Jihan El Tahri (Egitto) e “La Traversèe” di Nadia Touijer (Tunisia).

Vincitore della precedente edizione (2007) era risultato il film “Ezra”, del regista nigeriano Newton Aduaka (nella foto): è la storia di un ex bambino soldato in lotta per la sopravvivenza, al termine della guerra civile in Sierra Leone che ha mietuto circa 200mila vittime tra il 1991 e il 2001.


9/03 : I vincitori del Fespaco
Trionfo del regista etiope Hailé Gerima con Teza alla cerimonia finale del Fespaco, sabato 7 marzo. Al film, già vincitore del Gran Premio della Giuria all’ultimo Festival di Venezia, è stato assegnato l’Etalon d’or de Yennega come miglior lungometraggio in gara.
Ambientato negli anni Settanta e Ottanta, ai tempi della dittatura di Mengistu Haile Mariam, Teza racconta di Anberber, un uomo originario dell’Etiopia emigrato in Germania per studiare e garantire un futuro migliore a se stesso e al suo popolo. Ma una volta tornato in patria si scontrerà con la triste e dura realtà del suo paese.
A ritirare il premio è stata Sélomé Gerima co-produttrice e sorella del regista, che ha fatto un’appello affinché il film venga proiettato nelle università etiopiche.

Il sudafricano John Kani ha vinto lo “Stallone d’argento” con Nothing but the truth, mentre il terzo posto è andato a Mascarades, dell’algerino Laith Media

Il Pulein d’or (puledro d’oro), il premio per i cortometraggi, è stato assegnato a Sektou (Ils se sont tus…), una produzione algerina di Benaissa Khaled. L’Algeria si è aggiudicata anche il secondo premio della categoria con C’est Dimanche di Guesmi Samir, mentre il “Puledro di bronzo” è andato ai registi camerunensi Kouemo Yanghu e Bernard Auguste con Waramutseho, una pellicola dedicata al genocidio rwandese.

Nella categoria documentari in questa 21esima edizione della biennale del cinema africano ha trionfato Nos lieux interdits della regista marocchina Kilani Leila.

L’Etalon de Yennenga: tra storia e mito

Il premio del Fespaco è molto più che un semplice trofeo: è un simbolo della storia e della tradizione del continente africano.

Fin dalla terza edizione del Fespaco nel 1972, l’ Etalon de Yennenga ( lo stallone di Yennenga) è il simbolo della consacrazione del miglior lavoro presente al festival.
Il premio raffigura un guerriero con una lancia in mano su un cavallo da allevamento. Questo trofeo trae ispirazione dal mito del fondatore dell’impero dei Mossi, il gruppo etnico di maggioranza in Burkina Faso, paese ospitante dell’evento.
Secondo la leggenda, il re di Gambaga aveva numerose figlie ma nessun erede.
Rispettando la tradizione il re impedì a Yennenga, la maggiore delle sue figlie, di sposarsi: scelse per lei il ruolo di principessa guerriera e la mise a capo di un esercito destinato a lottare in terre lontane. La donna rinunciò al matrimonio controvoglia.

Durante una lotta, il cavallo si allontanò e trasportò la donna lontano dal suo esercito. Yennenga si perse, ma nelle terre sconosciute incontrò Rialé, un cacciatore solitario che la soccorse. I due si innamorarono e dalla loro unione nacque il grande eroe di Ouédraogo che significa cavallo maschio. Ouédraogo fu il fondatore di impero del Mossi.

L’ Etalon de Yennenga non rappresenta solo un mito: oggi è anche il simbolo dell’identità culturale africana che i registi tramite le loro creazioni contribuiscono a mantenere viva: dal 1972 il trofeo è stato assegnato a 17 film.

Burkina Faso e Italia, Ouagadougou e Torino: capitali del cinema.

La rassegna del cinema panafricano vedrà tra le diverse premiazioni la consegna del premio ‘Torino Città del Cinema’, frutto del programma di cooperazione decentrata tra Ouagadougou e Torino, con la collaborazione del segretariato sociale Rai, del Consolato Onorario del Burkina Faso a Torino, della Cineteca Nazionale di Roma e di Lvia, ong piemontese che lavora in Burkina Faso dal 1973.
Il premio, istituito nell’edizione del 2003, vuole sostenere una giovane promessa cinematografica africana e realizzare in digitale la pellicola vincitrice. Quest’anno oltre ad assicurare la promozione del film, per il regista vincitore è previsto un periodo di formazione in Italia.

In questa edizione del Fespaco, partecipano inoltre due produzioni italiane: si tratta di “Come un uomo sulla terra” diretto da Andrea Segre e da Dagmawi Yimer, e di “An Ka Here So” firmato da Anna Maria Gallone. Insieme a loro la coproduzione italo-francese “Moustapha Alassan” di Maria Silva Bagoli e Christian Leloung.
I tre film rientrano nella sezione del festival dedicata ai documentari, e rappresentano una novità per la rassegna internazionale che di norma, dà spazio solo a coproduzioni con la Francia e, più di rado, la Gran Bretagna.

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