Ancora massacri all’est della Repubblica democratica del Congo martoriata da anni. Nella regione dell’ex-Katanga, a sud-est del paese, sono state colpite domenica scorsa le popolazioni di diverse località: Lubumbashi, Likasi, Kasumbalesa, Bunkeya e Kakanda. Il bilancio è di una trentina di morti.

A sferrare i colpi il Movimento ribelle Mai Mai Bakataga Katanga guidato dal leader Kyungu Gédéon, ancora in carcere. Si tratta di ribelli che rivendicano l’indipendenza del Katanga, trasformato in partito nel 2015. Oggi, però, non si sa più neanche cosa vogliano e da chi siano assoldati. Tanto cambiano casacca dal giorno alla notte. A seconda di chi paga. L’importante è mantenere il caos per meglio rubare le risorse del sottosuolo e garantire mano libera alle multinazionali presenti nella zona coperte da capi di stato che si spartiscono la torta dei minerali. Sotto il silenzio del mondo, attanagliato dal coronavirus.

Il grido di dolore del vescovo

L’unica voce che denuncia questi crimini è ancora una volta quella della Chiesa cattolica. E’ accorato il grido del vescovo di Uvira, Sebastien Muyengo, che da anni lotta contro queste ingiustizie e ha subito ripetute minacce di morte:

“Come facciamo ad ascoltare notizie come queste mentre il mondo intero è in guerra contro il coronavirus che rischia di sterminarci tutti? Dobbiamo aggiungere questi ai morti che non cessano di aumentare tutti i giorni nel mondo? Cosa vogliamo in definitiva che esca da questo paese?”

Meditazioni notturne su questo tempo

Nelle sue meditazioni notturne, il vescovo confida a Nigrizia il battito del suo cuore in questo momento storico:

“Prego davvero per la conversazione dei nostri cuori. Oltre al Vangelo, la buona notizia di cui ha fame e sete il mondo intero, questo potrebbe essere il messaggio importante che ci dà il Coronavirus: se non cambiamo la rotta del mondo verso la direzione dell’umanità (Ubuntu), fraternità, solidarietà, pace, giustizia, uguaglianza, umiltà e sobrietà moriremo tutti.

In questo periodo di Quaresima, credo sinceramente che questo piccolo virus abbia qualcosa da insegnarci in relazione alla nostra umanità indebolita dal peccato, dall’orgoglio, dalla sete di potere. Come papa Francesco chiediamo a Dio di non lasciarci in balia della tempesta e preghiamo veramente per il cambiamento di rotta dei nostri cuori.

Di notte ripenso spesso al Salmo 82 che dice ‘Voi siete dei, siete tutti figli dell’Altissimo’ (Sal 82,6). Invece di considerarci figli che assomigliano al Padre nell’amore ci siamo considerati dei padreterni che possono soggiogare la terra. Violentarla e saccheggiarla. Abbiamo una creazione eccessivamente sotto stress. Il G8, le grandi potenze mondiali, ci hanno fatto credere nel loro potere di dominare la natura fino a dimenticare il suo Creatore.

Oggi invece un piccolo virus invisibile viene a rivelare la nostra impotenza, fragilità e piccolezza. Potrebbe essere davvero il momento di fermarci, sederci per meditare, riflettere, pregare, guardare indietro e invece i massacri e le violenze continuano nel nostro amato paese. Fino a quando Signore? (Sal 13,2-3)

Dovrebbe essere invece il momento di dire come il figliol prodigo: mi alzerò e andrò dal Padre, gli dirò: Padre, ho peccato contro la creazione e contro di te, il Creatore (Lc 15, 21).