Continua la dinastia Bongo: Ali ben succede al padre Omar
All’annuncio della vittoria di Ali Bongo alle presidenziali i suoi oppositori scatenano violente proteste a Libreville e a Port Gentil, le due principali città del paese. Appelli alla calma, ma gli altri candidati non hanno ancora accettato la sconfitta.

Incendi di pneumatici, manifestazioni di protesta disperse dalla polizia, attacchi ai simboli della rappresentanza francese, centinaia di arresti in tutto il paese: per quasi 24 ore il Gabon si è trasformato in un paese in guerra. A far scoppiare la miccia è stato l’atteso annuncio dei risultati definitivi delle ex Ministro della Difesa. Al primo turno Bongo ha incassato il 41,73% dei voti, staccando di molto gli unici due candidati considerati in grado di offuscare la sua popolarità: André Mba Obame (25,88 %) e Pierre Mamboundou (25,22 %). Bassa l’affluenza alle urne: circa il 44%, secondo le cifre fornite dal ministro.

Un risultato annunciato, anche se non scontato, che ha scatenato però grosse polemiche: i due oppositori a Bongo contestano la validità dello scrutinio e parlano di un vero e proprio “colpo di stato elettorale”. I loro sostenitori non sono rimasti con le mani in mano: forti tensioni nella capitale Libreville, con manifestazioni di piazza e protesta, soprattutto di fronte all’Assemblea e al Senato. Auto in fiamme hanno bloccato le strade, ma la situazione sembra essere rientrata già da ieri sera, anche se restano in piedi barricate nelle aree periferiche, per impedire l’accesso della polizia. A Port Gentil, capitale economica nel sud-ovest del Gabon e città roccaforte dell’opposizione, alcune centinaia di giovani sostenitori di Mamboundou e del suo partito, l’Unione del popolo gabonese, giovedì mattina hanno forzato le porte della prigione della capitale economica, per liberare i detenuti. Il gruppo si è diretto nel centro della città, dove sono state erette barricate, bloccate strade, anche con l’incendio di pneumatici. Molti negozi sono stati saccheggiati; attaccati edifici sede delle istituzioni, tra questi anche il consolato generale francese della città, e alcuni stazioni della Total, compagnia petrolifera francese. In tutta la città è stato imposto il coprifuoco notturno, che non è però servito a calmare le violenze.

Parigi è stata accusata di sostenere Ali Bongo, dato che il padre Omar è stato il principale esponente della Françafrique, e il perpetuarsi della dinastia significa per la Francia poter continuare a gestire i propri interessi nel paese. Il Gabon è il 4° maggior produttore di petrolio in Africa sub sahariana, e il secondo maggior esportatore di legno pregiato.

Gli inviti alla calma

La Corte Costituzionale non ha ancora ratificato i risultati, ma né questo, né le violenze scoppiate hanno intimorito Ali Bongo, che ha già pronunciato il suo primo discorso da capo di Stato. Ha affermato di voler essere il presidente di tutti i gabonesi, ipotizzando anche un governo aperto all’opposizione. Intanto il Consiglio dei ministri gabonese ha invitato a tutti di accettare il verdetto delle urne, chiedendo la fine degli atti di violenza da parte dei cittadini e professionalità alle forze di polizia. Le violenze sono ad ora rientrate, ma nessuno dei due candidati perdenti ha ammesso finora la sconfitta.

Il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki Moon ha invitato i vertici dei principali partiti del paese, tutti i candidati alle elezioni presidenziali e i loro sostenitori “a risolvere le loro differenze elettorali per via istituzionale e legale, mentre gli Stati Uniti hanno lanciato un appello per la risoluzione pacifica ai contrasti. Parigi, che sta seguendo con molta attenzione lo sviluppo degli eventi, ha invitato gli oltre 10mila connazionali presenti in Gabon a restare a casa.

 

Sui rapporti tra la Francia e l’Africa:


Francia: è già mal d’Africa
, 20/02/2007